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Tripodi nella segreteria nazionale del Pdci

Basilicata

Michelangelo Tripodi eletto all'unanimità nella segreteria nazionale del Pdci con delega a responsabile nazionale del dipartimento Mezzogiorno. Soddisfazione dei Comunisti italiani calabresi

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I Comunisti Italiani della Calabria «salutano con gioia e soddisfazione la
decisione della Direzione nazionale del Pdci che, su proposta del segretario
nazionale Oliviero Diliberto, ha eletto all'unanimità Michelangelo
Tripodi segretario regionale del nostro partito, componente della
segreteria nazionale del Pdci affidandogli inoltre l'incarico di
responsabile nazionale del dipartimento Mezzogiorno. Non si tratta - si
legge in una nota stampa - di una promozione, essendo noto il costume
comunista, lontano da ogni prospettiva di avanzamento personale, ma del
giusto riconoscimento della capacità di lavoro, della qualità dell'azione
politica, dell'impegno concreto e organico sul piano meridionale del
compagno Michelangelo Tripodi, evidenziati, tra l¹altro, dal grande
suffragio da lui ottenuto nelle recenti elezioni europee, primo tra tutti candidati della Lista Comunista nella circoscrizione Sud».
Secondo i Comunisti Italiani Michelangelo Tripodi «è parte centrale, da sempre, di questa classe dirigente elevata per il suo spirito di sacrificio, per l¹enorme lavoro continuo, che non gli pesa, per il patrimonio di idee, che lo accompagna, per il gramscianesimo, che nutre il suo pensiero e la sua azione. I Comunisti Italiani devono ripartire dal Mezzogiorno. Questa opzione politica significa che bisogna essere in grado di far avvertire di nuovo il Mezzogiorno come questione meridionale, come la questione, cioè, della modifica delle leggi di funzionamento della dualistica economia capitalistica. Di questo compito la parte maggiore pesa da oggi sulle spalle del compagno Michelangelo Tripodi. Sappiamo che - conclude la nota - l'impresa è ardua e difficile. E per questo gli saremo a fianco e cercheremo
di dare il massimo del nostro contributo come comunisti e come
meridionalisti, come meridionalisti gramsciani, che dal passato guardano al
futuro».

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