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Intercettazioni: in Calabria 65 mila
i "bersagli", Reggio in testa

Basilicata

In cinque anni, le intercettazioni, in Calabria, hanno riguardato migliaia di «bersagli» per un costo complessivo pari a poco più di 155 milioni di euro

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A Reggio Calabria il maggior numero di controllati. A Cosenza e Catanzaro la crescita più sostenuta, mentre Rossano e Lamezia Terme guidano la controtendenza. I dati emergono da uno studio dei Demoskopika presentato stamani. Tra le persone ascoltate anche nove under 18.
Negli ultimi cinque anni, dal 2003 al 2007, il numero dei bersagli, come vengono chiamate in gergo le utenze controllate, ha superato la soglia dei 65 mila casi con un incremento, nel periodo considerato, pari al 38,2 per cento significativamente al di sotto dell’incremento nazionale pari al 65,9 per cento.
Le persone «spiate» in Calabria rappresentano ben il 12,7 per cento sul totale delle intercettazioni (telefoniche, ambientali, informatiche, etc.) italiane pari a oltre 515 mila.
Si riducono, nel quinquennio analizzato, i costi delle intercettazioni messe in campo dallo Stato per contrastare crimine organizzato e malcostume in Calabria: circa 155 milioni di euro con una flessione rispetto al 2003 pari al 22,6 per cento, all’incirca il doppio rispetto all’andamento nazionale pari all’11,5 per cento.
L’Istituto Demoskopika traccia la geografia dei bersagli e dei costi delle intercettazioni per ogni singola procura calabrese: «Affrontare con precisione il tema delle intercettazioni – ha dichiarato il presidente dell’Istituto Demoskopika, Raffaele Rio – è uno sforzo non particolarmente dissimile dall’avere a che fare con lo Spirito Santo. Non vi è dubbio, infatti, che le intercettazioni rappresentino uno strumento fondamentale per contrastare la criminalità organizzata specialmente in un Paese dove il fatturato dei principali sodalizi criminali rappresenta circa il 9 per cento della ricchezza nazionale prodotta. Ancora più necessario in alcuni territori quali la Calabria – ha continuato Raffaele Rio – dove per il profilo organizzativo della ndrangheta e per la sua invasività territoriale è difficile trovare testimoni e pentiti. In questo senso, quindi, le intercettazioni rappresentano uno strumento insostituibile di indagine, abolendo le quali verrebbe minata la capacità istruttoria. È altrettanto vero, però, – ha proseguito il presidente di Demoskopika – che i costi sono significativamente elevati. Sarebbe auspicabile procedere ad una riduzione delle spese, anche per ridurre le attuali differenze di costo ad intercettazione per ciascuna procura, venire incontro ai bilanci dei tribunali sempre più in rosso e alle difficoltà dei magistrati a volte costretti ad anticipare i costi del carburante delle macchine di servizio».
«E' opinione di numerosi esperti - ha concluso Rio – che la riduzione della spesa per le intercettazioni, pari al 60 per cento dei costi attuali secondo alcune stime, sia percorribile attraverso una riorganizzazione ed omogeneizzazione informatica del servizio a livello nazionale, accentrando i pagamenti, prevedendo dei listini unici e stabilendo una fatturazione di un forfait giornaliero e non più per singola intercettazione».
Dal 2003 al 2007 il numero dei bersagli, relativo alle procure calabresi, ha registrato un incremento del 38,2 per cento passando dalle 9.272 intercettazioni del 2003 alle 12.817 del 2005. Nel 2006, inoltre, i bersagli sono stati ben 16.020: più 72,8 per cento rispetto al 2003. Come era prevedibile per competenza territoriale e per permeabilità al crimine organizzato, ben 7 bersagli su 10 sono concentrati nella procura di Reggio Calabria, con 45.910 su un totale regionale di 64.823 casi tra il 2003 e il 2007.
Rilevante anche il valore assoluto registrato per la procura di Catanzaro con 8.216 osservazioni telefoniche pari al 12,7% del dato complessivo. A seguire gli uffici giudiziari di Palmi con 2.164 bersagli (3,3%), Lamezia Terme con 1.849 bersagli (2,8%), Cosenza con 1.783 bersagli (2,7%), Vibo Valentia con 1.564 bersagli (2,4%), Locri con 1.286 bersagli (2,0%). In coda, le procure di Paola con 650 bersagli (1,0%), Castrovillari con 618 bersagli (0,9%) e gli uffici giudiziari di Crotone e Rossano rispettivamente con 409 bersagli e 374 bersagli entrambi con una incidenza sul totale regionale pari allo 0,6 per cento.
Il quadro muta se si analizzano le variazioni percentuali intercorse tra il 2003 ed il 2007. A registrare la maggiore dinamicità nel numero delle intercettazioni telefoniche è la procura di Cosenza con un incremento pari al 201,1 per cento, seguita dalle procure di Catanzaro (159,8%), Castrovillari (83,5%), Paola (64,8%) e Locri (56,2%). In direzione opposta alcuni uffici giudiziari che, nell’arco temporale considerato, hanno visto decrescere gli «ascolti»: Rossano (-73,5%), Lamezia Terme (-54,4%), Crotone (-26,8%) e Vibo Valentia (-26,0%).
Per ascoltare le conversazioni telefoniche, in Calabria si spendono mediamente circa 31 milioni di euro all’anno. Analizzando l’andamento dei costi delle intercettazioni, si va dagli oltre 36 milioni di euro del 2003 ai 28 milioni di euro del 2007. Tirando le somme delle procure generali presso le Corti di appello e le procure presso i tribunali, nel quinquennio 2003 – 2007, lo Stato ha impiegato risorse economiche in fatture emesse per le intercettazioni, acquisizione dei tabulati e noleggio di apparati per poco più di 155 milioni di euro, ovvero oltre 300 miliardi di vecchie lire.
I COSTI
Dall’analisi del trend dei costi si evidenzia, una significativa riduzione delle spese tra il 2004 ed il 2003 pari al 31,8% e tra il 2006 e il 2005 (-23,7%). Pressocchè invariati i costi dal 2007 al 2006 (-1,9%).
Rilevante, infine, la crescita dei costi nel biennio 2004-2005 pari al 51,8%. Il primato delle somme messe in campo dagli uffici giudiziari calabresi per fronteggiare criminalità e malcostume spetta alla procura di Reggio Calabria con poco più di 105,6 milioni di euro pari al 68,3 per cento sull'ammontare complessivo delle spese in sostenute Calabria.
Seguono gli uffici giudiziari di Catanzaro con 24,9 milioni di euro (16,1%), Vibo Valentia con circa 5,1 milioni di euro (3,3%), Cosenza con 4,8 milioni di euro (3,1%) e Palmi con poco meno di 4,1 milioni di euro (2,6%). In coda le procure di Lamezia Terme con 2,8 milioni di euro (1,8%), Locri con 2,2 milioni di euro (1,4%), Castrovillari con 1,4 milioni di euro (0,9%), Crotone con 885.437 euro e Rossano con 884.079 euro pari entrambi allo 0,6 per cento. Anche per l’analisi dei costi, la mappa cambia se si osservano le variazioni di spesa intercorsi nel quinquennio di riferimento.
La procura di Castrovillari, passando da 75.984,60 euro del 2003 a 479.999,41euro del 2007 segna una crescita del 531,7 per cento. A seguire gli uffici giudiziari di Locri (+478,1%), Paola (+320,2%), Vibo Valentia (75,8%) e Cosenza (+34,9%). Da segnalare, al contrario, la riduzione più che significativa della spesa per i bersagli della procura di Catanzaro (-100%), Rossano (-38,1%), Crotone (-27,7%). In coda per diminuzione dei costi per le intercettazioni la procura di Lamezia Terme (-11,9%) e Reggio Calabria (-7,7%).
L’Istituto Demoskopika ha rilevato che dal 2003 al 2007, gli uffici giudiziari minorili calabresi hanno all’attivo anche 9 intercettazioni telefoniche per una spesa complessiva pari a 17 mila euro. Il dato evidenzia, comunque, che in Calabria si «ascolta» lo 0,8 per cento dell’ammontare complessivo delle conversazioni telefoniche under 18 a livello nazionale pari a 1.189 bersagli.

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