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Rientra la nave-laboratorio che sta analizzando
il relitto nel Tirreno

Basilicata

Fa rientro a Fiumicino la nave dell'Istituto superiore delle ricerche ambientali che ha eseguito i prelievi nei pressi del relitto di Cetraro. Ma tornerà per cerchere altre navi dei veleni

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Riparte per Fiumicino (Roma) la nave Astrea dell’Ispra (l'istituto superiore delle ricerche ambientali). Nei giorni scorsi l'imbarcazione ha eseguito alcune ricerche in mare, sulla fauna pescata nei pressi del relitto scoperto al largo della costa tirrenica, dove si sospetta si trovi la «Cumski», nave con a bordo un carico tossico che sarebbe stata affondata dalla 'ndrangheta.
Il trasferimento a Fiumicino si rende necessario per un «upgrade» (un’operazione di miglioramento) delle attrezzature di bordo, in vista della ripresa delle ricerche, che saranno svolte in modo più dettagliato dalla metà della prossima settimana.
«La prima fase del nostro lavoro – ha spiegato Ezio Amato, dirigente tecnico dell’Ispra – è l'accertamento del rischio, nell’ipotesi che ci sia stata una fuoruscita di materiale tossico. Lo facciamo esaminando i pesci che popolano il relitto. Siamo preparati alla peggiore delle ipotesi, cioè che la nave contenga scorie di plutonio. Sarebbe un pericolo se si fossero aperti dei fusti, perché le correnti potrebbero trasportare anche lontano questi elementi. Comunque - ha detto Amato – le possibilità che l’esposizione sia stata tale da causare effetti su un consumatore di pesce, sono davvero remote. I consumatori possono stare tranquilli».
«Ci dicono che probabilmente, dopo aver esaminato questo relitto, cercheremo anche altri due scafi, che sarebbero quelli citati dal pentito».
«L'Italia ha tutte le tecnologie necessarie – ha aggiunto – per la ricerca e la bonifica, anche se non applicate a casi specifichi di questo tipo, perché sarebbe la prima volta al mondo che si tenterebbe di recuperare bidoni da un relitto a 500 metri. Fino a 90 metri lo abbiamo già fatto, proprio in Italia. La novità – ha aggiunto Amato – sarebbe la profondità e l’applicazione di tecnologie che sono utilizzate per l’esplorazione petrolifera, ma si può fare. Il problema forse sono i costi: una cifra che mi è difficile quantificare, ma si tratta di decine di milioni di euro».

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