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Radice: «Incompatibile con il senatore Belisario»

Basilicata

Il segretario regionale di Italia dei valori tira le somme sulla gestione del partito. Sul capogruppo al Senato: «Ha tentato di defenestrarmi».

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di SALVATORE SANTORO
POTENZA - Il segretario regionale dell’Idv Michele Radice, dopo la pausa estiva torna a parlare. Prima ci sono state scintille tra lui e il capogruppo al Senato Felice Belisario sulla conduzione del partito. Ci sono stati anche dispetti: Belisario ha organizzato un incontro del partito senza invitare Radice. Il segretario chiese a Di Pietro l’espulsione di Belisario. Oggi?
E’ Radice stesso che parla partendo dalle analisi.
«Nel giro di 3 o 4 anni, da quando ci sono io questo partito è cresciuto. E’ un fenomeno che ha interessato tutto il Paese assestandosi all’8 per cento. In Basilicata ancora meglio e siamo arrivati oltre il 12 per cento. C’è un appeal che sicuramente parte dal nazionale ma sicuramente c’è stata una buona azione dell’Idv di Basilicata. Siamo un partito che è arrivato a questi risultati pur non essendo all’inizio strutturato in tutti i comuni e in tutti i territori. Adesso i riferimenti ci stanno e siamo nelle condizioni di fare liste molto competitive».
Dovrebbe essere tutto rose e fiori quindi. Ma non è così?
«No. Perchè quando le cose vanno bene i tanti che sono stati a guardare fanno pressioni per salire sul carro dei vincitori. Qualcuno può pensare forse che uno come me che ha svolto tre campagne elettorali in pochissimo tempo sia stanco. Ma non è così. Però c’è chi non ha lavorato molto che chiede spazio a chi invece ha faticato molto. Non sta bene».
Insomma dopo i successi lei e il senatore Felice Belisario siete entrati in rotta di collisione?
«Abbiamo evidentemente visioni completamente diverse su come si deve gestire il partito. Io sono per un partito che deve essere aperto ma anche oculato perchè in passato abbiamo avuto esperienze che ci hanno segnato: ci sono stati politici che sono transitati nell’Idv solo per loro vantaggi. Per me l’Idv di Basilicata deve essere un partito che non è che deve chiedere le analisi del Dna ma un minimo di oculatezza ci vuole per tentare di bloccare quelli che chiedono di entrare nel nostro partito solo per giocare sulle preferenze penalizzando chi invece continua a fare in questo partito il manovale e forse avrebbe diritto anche di assumere ruoli istituzionali importanti e di responsabilità».
Non si può però lasciare tutto com’era considerando che il partito è cresciuto...
«E’ vero. Io infatti ho chiesto di riorganizzare il partito. Avevo proposto di rifare i coordinamenti provinciali e anche quello regionale a ottobre. Il direttivo nazionale ha però deciso di rinviare il tutto a dopo il congresso nazionale che si terrà il 6 e 7 febbraio 2010».
Rimane tutto com’è quindi nonostante i problemi. Non sarà un male per i prossimi appuntamenti elettorali?
«Io dico solo no alle furbate. Non ci possono essere furbate da chi ha messo in moto meccanismi per defenestrare il sottoscritto. Io faccio parte della Prima Repubblica e ricordo che queste cose si possono fare quando i partiti non sono ben gestiti e quindi non arrivano i buoni risultati elettorali».
Felice Belisario avrebbe quindi tentato di defenestrarlo e non ci è riuscito?
«No perchè queste cose si possono fare con argomentazioni politiche. Ma ci ha provato».
E perchè?
«Probabilmente bisognerebbe avere un quadro complessivo anche dei rapporti che lui ha a Roma oggi. I rapporti che ha con Antonio Di Pietro. Bisogna anche capire che tipo di strategia politica aveva in mente. Io posso solo dire che qualsiasi strategia non era concordata con il sottoscritto. Io posso solo dire che il nostro deve essere un partito condiviso e democratico e quindi le strategie non si possono fare in altri posti che non siano le sedi delegate del partito. E poi c’è un principio che non bisogna mai dimenticare secondo me: gli uomini vanno sempre rispettati per l’impegno che profondono e hanno profuso. Non parlo solo di me ma di tutti coloro che ci hanno messo impegno e tempo».
Situazioni che si trascinano da mesi. Ma a lei non sono piaciute alcune candidature o i metodi applicati?
«Per quanto riguarda le candidature, non conoscendo uomini e fatti non mi sono mai azzardato anche per il rispetto che porto alle persone di porre veti su chiunque. Mi sono fidato del giudizio di chi ha traghettato questi candidati nelle nostre liste. Forse sulla città di Potenza e sulla Provincia di Matera un lavoro più incisivo nella scelta degli uomini andava sicuramente fatto. Non c’è dubbio che con personalità di spicco si potevano ottenere migliori risultati soprattutto nella città di Potenza. Tutto sommato le liste delle ultime amministrative non mi hanno fatto gridare allo scandalo».
Intanto è indubbio che nell’Idv ci sono tante anime alcune anche distanti tra loro. Come si riesce compattare il partito?
«Io ho sempre ritenuto che il congresso nazionale dell’Idv dovesse essere a ridosso del congresso del Pd. Perchè a seconda di come finirà la sfida tra Franceschini e Bersani ci saranno sviluppi anche sulle alleanze».
In che senso?
«Con Bersani ci sarà una disposizione forte a chiudere l’accordo con l’Udc e l’Idv rischierà maggiormente di rimanere isolata. E poi secondo me si deve comprendere a livello nazionale questo partito non lo si può tenere più come una pentola a pressione. Il congresso dovrebbe servire a far emergere il dibattito interno invece di soffocarlo. Se non si affrontano in maniera anche aspra quelle che sono le differenze non si riuscirà ancora a capire questo partito come si deve comportare e con quale elettorato si deve affrontare. Oggi è troppo variegato e si va dall’estrema destra all’estrema sinistra e quindi sui temi importanti rischiamo di dividerci al nostro stesso interno».
Intanto le regionali sono alle porte, con tanti big dipietristi che guardano con interesse a una candidatura per via Anzio. Cosa accade?
«Ci sono molte chiacchiere perchè non abbiamo ancora messo mano a ipotizzare le candidature. Per me sarà fondamentale creare una lista competitiva per raggiungere un ottimo risultato. Quello che è necessario è delimitare bene il confine del centrosinistra e lo si doveva fare anche dal nuovo ufficio di presidenza del consiglio regionale».
Restaino però in consiglio ha anticipato che il centrosinistra ha scelto di riconfermare De Franchi e Nardiello più l’ingresso di Rocco Vita. E’ sbagliato?
«Non entro nel merito dei nomi ma dico solo che a pochi mesi dalle elezioni bisognerebbe scegliere chi rappresenta realmente i partiti».
Non va bene De Franchi?
«Non è una questione De Franchi sì o De Franchi no. Dico solo che se è del Pd dovrebbe dirlo subito e non aspettare il giorno dopo essere stato eletto presidente del consiglio».
Per quanto riguarda il prossimo candidato governatore del centrosinistra. In ballo c’è anche De Filippo. Lei cosa ne pensa?
«Credo che dovrebbe essere fatta una valutazione serena per candidare il miglior candidato possibile. Non solo per le classi dirigenti ma anche per l’elettorato che poi è quello che conta. Su De Filippo io ricordo solo che lui stesso ha dichiarato di non volersi più ricandidare».

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