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Presidenza del consiglio nel capoluogo:
veto anche su Santangelo

Basilicata

Ore di riunioni non sono bastate a trovare la quadra sulla presidenza. Il tavolo salta più volte Santarsiero: «Tiro sulle persone». Napoli: «Il problema è dentro il centrosinistra»

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POTENZA -Alla fine, ancora un veto (questa volta sul nome di Vincenzo Santangelo, capogruppo del Pd) ancora un tentativo a vuoto e tante ore disperse in riunioni infruttuose. La città di Potenza, ieri sera, non aveva ancora un presidente del consiglio comunale, a tre mesi dal voto e con l’attività amministrativa praticamente ferma per quello che riguarda l’assemblea. Arriverà il presidente della Repubblica in visita e le commissioni consiliari, il luogo dove i provvedimenti si disegnano, si dibattono, si modificano prima di arrivare al voto (anche in presenza dei cittadini), non saranno ancora state insediate. E poco male se la delibera sull’istituzione dei piccoli sei parlamentini cittadini passerà comunque: in assenza del presidente resterebbe una forzatura. Neanche il nome del capogruppo democratico Santangelo è stato utile (almeno fino a tarda serata) a catalizzare il consenso complessivo dell’assemblea comunale. «Nulla contro le persone - ha spiegato Giuseppe Molinari, coordinatore dell’intergruppo di opposizione - Ma si sarebbe dovuto indicare una persona meno “caratterizzata”». Per lo stesso motivo, la minoranza non avrebbe sostenuto la candidatura di Giampaolo Carretta (avanzata poco prima dalla maggioranza), il consigliere segretario cittadino del Pd. «Quale figura di ulteriore garanza? - replicherà Santarsiero - La minoranza sta ponendo veti sulle persone». Per questo - dice - non parteciperà più a riunioni sulla scelta di eventuali candidature. E poi, «qualunque nome la maggioranza avanzi, a questo punto - fa eco Carretta - la proposta sarebbe pregiudizialmente respinta». Aveva in quelche modo ammesso «la fuga in avanti fatta» scegliendo la candidatura di Roberto Galante (Idv) che la minoranza aveva giudicato «non condivisa» per una postazione che, come quella di presidenza, non può che essere di garanzia. Ma «non si diano colpe all’opposizione - spiega Michele Napoli (Pdl) - se il problema è interno nella coalizione che non è più “bulgara”» e autosufficiente nelle votazioni come nella consiliatura precedente. Le previsioni di ieri non sono state rispettate. Il rinvio del consiglio di 24 ore prima avrebbe dovuto facilitare - dopo il ritiro della candidatura di Galante - una soluzione nuova, in grado di tenere dentro anche l’opposizione, contenta di poter tornare a “ragionare” su un nome condiviso. Ma ieri mattina proprio il tavolo che avrebbe dovuto essere quello della coinciliazione è saltato più volte, tra riunioni fiume, segretari politici convocati e quadrature del cerchio che davvero tardavano ad arrivare. Mentre la maggioranza discuteva a livello cittadino sul nome “nuovo” in quota Pd da poter presentare alla minoranza, sembra che dai tavoli regionali sia arrivato un primo richiamo. Sembra che l’assessore regionale alla Formazione, Antonio Autilio, abbia paventato le proprie dimissioni. Non è un mistero che la questione “presidenza”, con relative relazioni più o meno serene di coalizione, sia strettamente connessa con le elezioni regionali non troppo lontane. Del resto, lo stesso Galante aveva spiegato come la postazione fosse stata offerta all’Idv cittadino (che ha sostenuto Santarsiero solo al secondo turno) e non richiesta, pur nella «consapevolezza della maggioranza di non poter mantenere l’accordo». Così, nuovo tavolo con i segretari regionali e provinciali (connessa anche la presenza dell’Idv nella giunta Lacorazza alla provincia di Potenza), ma in aula senza successo. Il primo dato politico “concreto” arriva a seduta avviata. E’ in sezione di dichiarazione di voto che Udc e Idv “chiariranno” la propria posizione. E’ sullo stato di attuazione dei programmi per l’esercizio finanziario 2009 (provvedimento che passerà a maggioranza) che si asterrano, con motivazioni diverse. Da un lato l’Udc che ribadisce come «il partito - spiega Emilio Libutti - non abbia stretto un accordo politico con la maggioranza». Disponibili a un sostegno per provvedimenti utili alla città, restano fuori dalla coalizione (che hanno sostenuto con un accordo di massima al ballottaggio). Per l’Idv, la questione (politica) è un’altra. Galante, escluso dalla candidatura alla presidenza dopo i veti di minoranza e parte del centrosinistra, aveva chiesto una precisazione ai “colleghi” di coalizione sulla posizione del partito: «Non capisco se Idv sia considerata dentro alla maggioranza». E visto che risposta non è giunta, ha poi continuato ieri, con «l’astensione». Segno di future decisioni? Sempre in vista delle regionali. Sara Lorusso Richiamo alla «fuga in avanti»Il “mea culpa” non convince l’opposizione

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