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Il COMMENTO
150mila precari a casa. E la scuola va

Basilicata

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di CELESTE ROMANO
I docenti precari propongono lezioni agli studenti del “Fermi” di Villa San Giovanni Noi, del Comitato Precari Scuola della provincia di Reggio Calabria ce lo aspettavamo e all'indomani delle assicurazioni elargite dal ministro del Nuovo Sapere, Mariastella Gelmini, a garanzia della stabilizzazione dei precari, eravamo già in attesa della smentita che puntualmente è arrivata. Infatti, durante una festa del Pdl, il dietrofront: impossibile stabilizzare 150mila precari, come se qualcuno di noi avesse affidato credito o speranze ai suoi proclami e, quindi, pensato di abbassare la guardia. Sappiamo bene che il nostro ministro, precorrendo i tempi, ha avuto un “maestro unico” o prevalente che dir si voglia, quindi l'esito era scontato. Il comitato dei precari persevera nella convinzione che una riforma scolastica fosse effettivamente necessaria ma allo stato attuale gli unici ad essere “riformati”, secondo il vecchio dizionario militare, sono stati i precari che per anni hanno servito la scuola e che, all'improvviso, prima sono stati richiamati ad un “sacrificio” e adesso avvertiti che non ci sarà lavoro per tutti, ma. “sempre con ottimismo”. “Non posso permettermi di stabilizzare 150mila precari. Così si fa fallire la scuola” ha affermato il ministro. Sottolineo “non posso permettermi”, come se la scuola ed il sapere fossero una proprietà. Adesso i conti tornano davvero: perché di conti, nel senso strettamente economico del termine, si tratta. E visto che ci troviamo nella sfera dei conti, se li facciano bene ai piani alti, perché da qui a qualche mese, quella che adesso in Italia ed in particolare in Calabria è allarme sociale potrebbe tradursi in vera e propria emergenza. Sappiano bene, noi del Comitato precari scuola della Provincia di Reggio Calabria, quale scippo sia stato effettuato alla scuola, lo comprendono i nostri alunni e ancor di più i loro genitori. Mentre una circolare del ministro Gelmini invita a “curare con particolare attenzione la pulizia ordinaria di suppellettili e superfici per prevenire la diffusione dell’influenza “A” da genitore mi chiedo e vi chiedo a voi dirigenti scolastici: con i tagli ai fondi delle scuole necessari per comprare detersivi e sapone per lavarsi le mani e con la riduzione selvaggia del personale sarà possibile garantire un livello minimo igiene negli istituti oppure, per fare fronte all’emergenza, i genitori saranno costretti a sopperire a queste deficienze? Ed ancora: le scuole che per effetto di accorpamenti, fusioni e quant'altro di fantasioso si può pensare sono attrezzati con banchi, sedie e suppellettili varie (possibilmente idonei allo scopo) necessari per svolgere il regolare svolgimento delle lezioni? Ed ancora: come sia possibile gestire una classe con oltre 25 alunni a cui non viene assicurato neanche lo “spazio vitale” di movimento? Siamo convinti, noi del Comitato precari scuola della Provincia di Reggio Calabria, che anche i dirigenti sono a conoscenza che i tagli pesano sulla salute degli studenti e dovrebbero pur avere uno scatto d'orgoglio quando si ritrovano costretti a stipare alunni come sardine in scatola e quando osannano un sistema che sfornerà (almeno nella scuola pubblica) studenti non preparati alle nuove sfide che continuamente la società, nel suo divenire, ci propone. E, per dirla in maniera comprensibile a tutti, veri e propri “asini”, nella desueta e scenografica accezione semantica che un tempo la scuola del “maestro unico” accreditava ai meno preparati. Infatti, è risaputo a tutti (tranne che al ministro) che è impraticabile una buona didattica con più di venti alunni per classe. Il tutto in veri e propri contenitori, perché chiamarle strutture è un'offesa per quegli alunni morti all'interno delle scuole per negligenza degli amministratori e dei dirigenti. A dare la misura di quanto chi ci governa abbia a cuore la salute dei nostri figli, c'è il richiamo dei medici a non frequentare locali affollati soprattutto per i giovani: ebbene loro, “con ottimismo”, ne stipano oltre 25 per classe. Forse affidandosi alla configurazione a stivale della nostra Penisola: chissà che non pensino che l'Italia possa prende calci il virus H1N1 e spedirlo verso altre direzioni. Intanto, gli studenti dell'istituto Fermi di Villa San Giovanni contestano la riforma e, nello specifico, lo spostamento di due quinte classi presso la sede centrale di Modena a Reggio Calabria e l'abolizione della classe seconda chimici. Protestano a ragione. Ecco servito l'effetto riforma. I ragazzi devono (non hanno scelta) spostarsi dai loro territori ed esporre le proprie famiglie ad un ulteriore disagio, anche economico. Troppo facile, troppo semplice, troppo comodo. Noi, docenti precari e genitori, lo comprendiamo ed è per questo che offriamo la nostra disponibilità e professionalità a fare lezione nella scuola di appartenenza, il “Fermi” di Villa, anche fuori della scuola come nell'agorà dell'antica Grecia, tempio del sapere rispettato. Se questo sarà possibile si potrà, evitare il “trasloco” degli alunni, che, su strade come quelle della nostra Provincia, sarebbero esposti a danni maggiori di quelli della riforma.

*Comitato precari scuoladella Provincia di ReggioCalabria (http://cpsrc.wordpress.com/)

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