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Racket, solo l'1% degli imprenditori denuncia

Basilicata

A Lamezia l'allarme del presidente onorario della federazione antiracket italiana Tano Grasso: "La maggioranza trova convenienza nei meccanismi di acquiescenza"

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«Quando nasce una nuova associazione deve nascere bene, con tutti i crismi, senza premura. Bisogna fare attenzione, se i presupposti non sono validi, le associazioni non bisogna crearle». Lo ha detto Tano Grasso, presidente onorario della federazione antiracket italiana nell’ultima giornata del corso formativo nazionale su “L'associazionismo antiracket e la convenienza a denunciare» svoltosi a Lamezia Terme. «La tragedia – ha aggiunto Grasso – è che gli imprenditori che denunciano attualmente sono l’1%. Siamo ancora una piccola minoranza, la maggioranza non denuncia perchè trova convenienza nei meccanismi di acquiescenza, sulla base di un interesse indiretto». «La legge sull'obbligo della denuncia – ha sostenuto - interviene proprio sul meccanismo della convenienza. Se ad un imprenditore che non denuncia i suoi estortori, viene impedito di lavorare, lo si fa uscire dal mercato e quindi lo si danneggia notevolmente specialmente se l’impresa è quotata in Borsa». Grasso ha ribadito che «le sezioni specializzate della magistratura che seguono i procedimenti per estorsione sono le Direzioni distrettuali antimafia. Altro elemento essenziale per un imprenditore che vuole ribellarsi al racket è che la denuncia non sia anonima e che le testimonianze vadano fatte nelle aule dei tribunali e non in videoconferenza».

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