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Nave dei veleni: comitato di sindaci
del tirreno cosentino, il 20 ottobre a Roma

Basilicata

Il comitato ha convocato i deputati e senatori eletti nella regione per martedì 20 ottobre a Roma

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I sindaci del Tirreno cosentino hanno costituito un «comitato permanente» per «agire unitariamente a tutela dei cittadini che siamo chiamati a rappresentare»: è quanto si legge in una lettera inviata alla rappresentanza parlamentare calabrese.
Il comitato, nella missiva, ha convocato i deputati e senatori eletti nella regione per martedì 20 ottobre a Roma «al fine di adempiere alla diffida con la quale i sindaci intimano al governo nazionale a rimuovere il relitto ritrovato a largo di Cetraro e coordinare azioni comuni che incalzino il Governo».
Per i primi cittadini la vicenda della «nave dei veleni» è «una questione gravissima ed inquietante che, insieme a quella della presunta presenza di rifiuti e scorie sparsi criminalmente nel territorio, angoscia enormemente la popolazione e attenta all’immagine turistica della Calabria, minacciando di rovinare per sempre l’economia delle nostre comunità».
«Una presenza – prosegue la lettera – che pone, innanzitutto, inquietanti interrogativi per i riflessi che in questi anni ha avuto e che potrebbe avere per il futuro sulla salute dei cittadini. Una presenza che, per il grande risalto mediatico che ha ottenuto, ha ripercussioni drammatiche, come testimoniano le clamorose proteste attuate in questi giorni dagli operatori del settore della pesca».
«Nell’attesa che gli organi inquirenti facciano luce su quello che è realmente avvenuto nei decenni scorsi al largo delle nostre coste e nei nostri territori – proseguono i sindaci del Tirreno cosentino nella lettera – vi è al momento una sola certezza: la presenza di un relitto, nelle profondità del mare al largo di Cetraro, che potrebbe contenere sostanze radioattive o comunque altamente tossiche, inquinanti e nocive. Una questione, per la quale, con vivo rammarico, abbiamo constatato finora l’assenza di un’azione realmente incisiva ed incalzante, nei confronti del Governo, della rappresentanza calabrese presente in Parlamento».
«Quel relitto ed il suo contenuto – riporta il testo – costituiscono una bomba ad orologeria che rischia di far saltare la prossima stagione e quelle che verranno, mandando in pezzi l'economia di un comprensorio che, grazie alle sue riconosciute bellezze naturali, vive prevalentemente di turismo e che pur affrontando le ingiuste carenze strutturali, sta acquisendo una posizione di eccellenza nell’ambito dei mercati turistici nazionali ed internazionali. Ci rivolgiamo a voi affinchè un intervento tempestivo, unitario e deciso della rappresentanza dei deputati e senatori calabresi di tutti gli schieramenti, costringa il Governo nazionale a dichiarare lo 'stato di emergenzà su tale questione e ad attuare le necessarie azioni a tutela della salute pubblica e dell’economia della nostra terra».
«Per fugare ogni dubbio e per restituire serenità ai cittadini di questo territorio – sostengono i sindaci nel documento – occorre agire con urgenza, rimuovendo il relitto ed effettuando tutte le analisi e gli accertamenti che il caso impone, nonchè bonificando la zona interessata. È necessario pertanto che il Governo agisca immediatamente. Saremo presenti con le fasce tricolori. I cittadini di questo territorio non possono aspettare oltre; non possono tollerare ulteriori ritardi o ambiguità dalle istituzioni governative; non possono, come avvenuto in passato, essere abbandonati al proprio destino».
«E' necessario che il Governo intervenga con la massima urgenza – conclude la nota – così come è intervenuto in situazioni analoghe, affinchè quella della 'nave dei velenì diventi una priorità nazionale, una vicenda non solo calabrese ma che riguarda i cittadini italiani tutti».
PESCA VIETATA
Nel tratto di mare al largo di Cetraro, dove è stato ritrovato il relitto di una nave che si sospetta trasportasse rifiuti radioattivi, dal 2007 la Capitaneria di porto di Cetraro aveva vietato la pesca a strascico perchè la zona era risultata contaminata. Secondo un articolo pubblicato oggi dal Manifesto «due aree vicine alla zona del ritrovamento del relitto, una un pò più a nord, l’altra più a est, vicino alla costa, sono contaminate da metalli pesanti: arsenico, cobalto, alluminio e cromo. Tutte sostanze che non possono venire dalla costa, dove non esistono industrie. Tutte sostanze, quindi, che qualcuno ha gettato in mare».
«L'individuazione dei residui è del 2006 ed è riportato in un’ordinanza della Capitaneria di porto di Cetraro, la 3/2007. Il documento indica due quadrilateri, vietando la pesca a strascico nelle zone contaminate. La Marina militare, dunque, sapeva dell’esistenza di rifiuti tossici al largo di Cetraro da almeno tre anni».
Sempre il Manifesto, in un altro articolo, scrive poi che ad una settimana dall’annuncio del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, dell’invio di una nave della Saipem da Cipro per effettuare le verifiche sul contenuto del relitto, «nessuna nave è arrivata a Cetraro». Secondo quanto riferisce l’Eni citata dal quotidiano, la partenza della nave non è ancora avvenuta in attesa delle autorizzazioni «del ministero dell’Ambiente e della Dda di Catanzaro» che indaga sulla vicenda.

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