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Potenza, storia
di una trattativa che non c'è

Basilicata

L'imprenditore Bruno contatta Postiglione, non prima di averne messo in dubbio i diritti di proprietà sulla società di calcio. In realtà, l'offerta per l'acquisto tarda a essere resa nota

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HA TOLTO i veli - nemmeno tanto coprenti, visto che non è passato inosservato - dalle sue intenzioni. Ma è, almeno per il momento, inesorabilmente rimandato ad occasioni migliori. Per essere fin troppo buoni e non dichiararne la bocciatura.
Raffaele Bruno, potentino doc, vicepresidente della Triestina, imprenditore di fama nella città friulana e pronto a ritornare in pompa magna con una finanziaria che si immetterà nel capoluogo a breve, ha manifestato una certa attenzione per il Potenza. Parla per nome e per conto “di un gruppo di amici imprenditori del nord est”, non meglio specificati, “per acquisire la maggioranza della società calcistica. O anche il 100%”. Lo dice apertamente in una conferenza stampa convocata in una sua villa a Malvaccaro, nelle prime ore di un pomeriggio (e di una serata) che meritano di essere raccontati, specie per come si sono chiusi. Breefing con i giornalisti che, in maniera del tutto anomala rispetto a come si dovrebbe fare se le reali intenzioni sono quelle di intavolare una trattativa, avviene prima di un qualsiasi incontro con Giuseppe Postiglione, l’amministratore unico e il rappresentante legale del Potenza Sport Club.
Precisazione, questa, obbligatoria, perchè Bruno affronta la questione di petto, insinuando dubbi, per lui legittimi visto che si presenta con le copie delle visure camerali della società di calcio, sulla proprietà.
«Ho difficoltà a capire chi è il proprietario del Potenza. Con chi devo interloquire?», dice, pensando di creare sgomento in chi lo ascolta e tenta di capirne di più.
Il Potenza è di proprietà della Calpel (ex società di Calluori e Pellegrino, acquisita da tale Minici e Postiglione), della quale è amministratore unico Postiglione. Lo stesso che è amministratore unico del Potenza.
Ad essere nemmeno troppo intelligenti, è lui la persona con la quale trattare o, quantomeno, a cui chiedere con chi parlare pur essendone lui stesso legittimato dalle cariche che ricopre.
Ma questo punto è superato, perchè, dice Bruno, “stiamo verificando chi è questo Minici, visto che detiene il 95% della società”. Ed allora? «Sto mettendo insieme un gruppo di imprenditori del nord est che a giugno fanno il primo passo», dice non spiegando però con che tipo di progetto. E fino a giugno? «Io sono qua a dire ai tifosi (presenti al colloquio con una rappresentanza, ndr) che non devono contestare Postiglione, devono salvare il Potenza, gli devono stare vicini e devono fare in modo di non fargli prendere altre multe». «Loro mi amano - dice con trionfalismo, indicando uno dei rappresentanti degli ultras - e lo devono sapere chiaramente se Postiglione o chi per lui non vuole vendere».
Basta. Stop. Una conferenza stampa (perchè come tale è stata presentata) per ricevere copia delle visure camerali. Non era forse meglio parlarne prima con Postiglione? «Sono pronto, lo chiamo adesso davanti a voi», dice Bruno. E l’appuntamento è presto fissato: ore 18.30 davanti al Caffè Mediterraneo, dove c’è ancora la stampa, i tifosi e anche Postiglione.
E qui si è scatenata l’apoteosi e si è avuta la certezza, anche tra i tifosi presenti, che questa offerta per rilevare il Potenza non arriverà mai o, comunque, non da Bruno, direttamente e indirettamente.
Fatto sta che Postiglione ha chiarito senza possibilità di errore: «Sono il titolare del 100%, in maniera diretta o indiretta del Potenza e della Calpel. Sono il legale rappresentante di entrambe le società se c’è un’offerta la si deve fare al sottoscritto. E poi, se proprio vogliamo mettere i puntini sulle i, vorrei sapere Bruno chi rappresenta, visto che non può trattare compravendite di società essendo vicepresidente della Triestina. Se Bruno mi fa capire con chi devo parlare, metto a disposizione il 100% della società». In parole più dirette: «Non ne faccio una questione economica, chiunque voglia sedersi a trattare lo faccia solo a una condizione: che si presenti un piano industriale a cinque anni e che sia garantito. Questo perchè il Potenza non è una ditta ma un patrimonio della città e devo sapere in mano a chi va e con che programmi».
A questo punto era logico attendersi la replica concreta di Bruno, che non è arrivata: «Me lo hanno chiesto quattromila persone di intervenire e lo sto facendo. Voglio che tu resti presidente e che i tifosi ti stiano vicini. Avrai il mio sostegno morale». Di soldi nemmeno a parlarne, “perchè le trattative non si fanno nei bar e in mezzo alla strada”, dice Bruno. Ed allora? Piccola passeggiata dietro l’angolo per lasciarsi con la rinnovata disponibilità di Postiglione e una non meglio precisata strategia futura di Bruno, per nome e per conto del suo gruppo di amici. Forse una sponsorizzazione, il pensiero fisso sul bene del Potenza, una prossima telefonata di qui a venire. Chissà, a giugno una trattativa degna di tal nome. O anche domani. Ma, onestamente, non è quello che ci auguriamo se le premesse sono quelle.

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