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Sanità: danno all'Asl di Palmi, per 11 milioni di euro

Basilicata

Le indagini hanno riguardato anche l’acquisto di un software che per l’accusa, di fatto, non è mai utilizzato, destinato alla gestione del personale

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La guardia di finanza di Palmi (Rc), ha denunciato, nell’ambito di indagini di polizia giudiziaria svolte nel settore della spesa sanitaria, quattro persone per reati contro la pubblica amministrazione, il patrimonio, l’amministrazione della giustizia e la fede pubblica: I militari avevano avviato nel mese di settembre 2008 indagini parallele di carattere amministrativo/contabile al termine delle quali sono stati individuati e segnalati alla Procura regionale della Corte dei Conti di Catanzaro 613 soggetti persone (operatori sanitari, amministrativi, funzionari e amministratori pubblici) ritenuti, a vario titolo, responsabili di aver cagionato un danno economico di circa 11 milioni di euro alle casse dell’ex Asl n. 10 di Palmi, oggi confluita nell’Asp n. 5 di Reggio Calabria. lo scenario delle condotte illecite riscontate nel corso dell’attività ispettiva (che ha interessato uffici amministrativi, plessi ospedalieri e strutture territoriali della citata azienda sanitaria) espletata dai finanzieri è definito «allarmante e variegato», ponendo in risalto una rilevante diseconomicità gestionale: indebite elargizioni di denaro, erogazioni di buoni pasto in violazione del regolamento aziendale e dei presupposti dettati dal contratto; ammanchi di diversa natura, irregolare amministrazione dei beni pubblici, incauti acquisti nonchè inoperosità dei sanitari e casi di assenteismo regolarmente retribuito. Dall’indagine di polizia giudiziaria, tesa principalmente ad appurare la sussistenza di responsabilità nella gestione del servizio sostitutivo della mensa nell’arco temprale 2001 – 2007, sarebbero emerse «non solo vicende penalmente rilevanti, bensì anche evidenti anomalie di carattere amministrativo / gestionale, in ordine alle modalità di erogazione dei buoni pasto – calibrate sulla mera presenza effettiva in servizio – ed all’approvazione dei relativi ordini di fornitura e richieste di approvvigionamento / prenotazione di spesa, in assenza di idonea documentazione comprovante o, comunque, dimostrativa (anche in modo approssimativo) del numero di dipendenti che avrebbero dovuto svolgere le proprie mansioni nella fascia oraria utile al riconoscimento del diritto alla mensa». Le Fiamme Gialle hanno individuato oltre un milione e cinquecentomila buoni pasto indebitamente erogati non solo ai dipendenti che effettuavano esclusivamente prestazioni di lavoro continuative (senza alcuna interruzione per la pausa pranzo), ma anche a tutti coloro che pur prolungando il servizio nelle ore pomeridiane senza soluzione di continuità e eludendo la marcatura del cartellino attestante la presenza in servizio, hanno comunque effettuato il ritiro di un corrispondente numero di buoni pasto.
Si otteneva, così, un doppio beneficio inquanto la normativa di settore proibisce la consumazione del vitto durante l’orario di lavoro, nonchè la retribuzione commisurata al periodo temporale dedicato allo specifico scopo. La stessa azienda sanitaria di Palmi, evidenziano gli inquirenti, «con un provvedimento del 2000, aveva individuato sia la fascia oraria spendibile per la pausa, sia il presupposto legittimante l’attribuzione del buono pasto, costituito dal prestare il servizio successivamente alla pausa stessa e nella medesima giornata in regime di rientro pomeridiano o, comunque, di prolungamento del servizio, ovvero in ragione di un orario spezzato».
L’ammanco di buoni pasto è stato quantificato in circa 15.000 unità – ulteriormente aggravata da una improvvida gestione amministrativa da parte dei competenti uffici dell’ente. L’attività di riscontro ha, così, permesso di individuare diverse assegnazioni di buoni pasto ad impiegati non aventi titolo poichè già in pensione ovvero assenti dal servizio per ferie o malattia, oltre ad un ripetuto utilizzo di tickets non rispondente alla vigente normativa di settore. Emblematiche nell’intera opera di riscontro portata avanti dai finanzieri sono risultate l'esorbitante spesa e l’evidente incapacità della stessa azienda sanitaria di far fronte alle diverse obbligazioni assunte, che ha determinato azioni giudiziarie intraprese dalle società fornitrici, che hanno richiesto all’ente oltre 800 mila euro per i soli interessi legali, ad ulteriore incremento del danno economico cagionato all’erario.
Ammonta, nello specifico, ad oltre 4,6 milioni di euro l’importo dei buoni pasto che, viceversa, sono stati monetizzati indistintamente a diversi dipendenti dell’ex asl di Palmi dai vertici aziendali, in violazione di legge ed in mancanza dei requisiti minimi atti a determinare l’esistenza e l’entità delle relative spettanze. L'attenzione dei finanzieri è ricaduta, inoltre, sull'acquisto di un software di fatto mai utilizzato, destinato alla gestione del personale, nonchè sull'impiego di due dipendenti appartenenti all’area medica, i quali, seppur non assegnatari di carichi di lavoro, hanno comunque percepito regolarmente sia la retribuzione che i buoni pasto, riscontrando, per uno di essi, la marcatura del cartellino di presenza per soli tre mesi, in oltre cinque anni di servizio.

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