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Il COMMENTO
L’Eni, i fusti e il disastro Pertusola

Basilicata

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di MATTEO COSENZA
La verità su che cosa contengano esattamente i fusti depositati a quasi mezzo chilometro di profondità e a poco più di undici miglia nautiche al largo di Cetraro dovrebbe venire dalla nave che è in viaggio da Cipro verso la nostra costa da qualche giorno. Com'è noto, il ministro Prestigiacomo ha comunicato che i rilievi saranno effettuati dall'Eni mediante una nave della sua società Sapiem.
L'Eni, dunque, dovrà dirci se quel relitto è il Cunsky (ma la cosa è rilevante fino a un certo punto) e soprattutto confermare o smentire con dati di fatto inoppugnabili quanto ha dichiarato il pentito Fonti sui materiali affondati: se sono radioattivi o no. Tutti ci auguriamo che non lo siano, ma, auspici a parte, abbiamo necessità di conoscere la verità, per quanto indigesta essa possa essere. E la verità, ripetiamo, dovrà fornircela - ha stabilito il ministro - la nave della Sapiem e, quindi, dell'Eni. In Calabria, in verità, l'Eni ci ha già fornito qualcosa. La sua firma, attraverso un'altra sua società, la Syndial, è apposta in calce al più grande disastro ambientale accertato che si sia verificato in questa regione: la Pertusola di Crotone. Milioni di tonnellate di rifiuti tossici - accertate 350mila tonnellate in 18 siti sequestrati - sono stati prodotti e sepolti in quel territorio avvelenando aria, terra e mare. Tutto certificato da un'inchiesta giudiziaria e dalle perizie realizzate in questo ambito. Una “Porto Marghera” del Sud in piena regola, con gravi, lunghi e costosi problemi di bonifica e crescenti preoccupazioni degli abitanti. I crotonesi non potevano sapere che cosa accadeva sotto i loro piedi, lo intuivano soltanto ma era difficile mettersi contro il colosso che dava lavoro, invece chi governava quei processi industriali era sicuramente consapevole ed esperto. Chi si è ammalato, chi è stato colpito da morte sospetta, chi è in angoscia per sé e soprattutto per i propri figli pretende e ha diritto alla verità, all'accertamento delle responsabilità, alla bonifica della sua terra, dell'aria che respira, del suo mare. Lì la partita è aperta, si vedrà come andrà a finire, bisogna vigilare, occorre che la magistratura vada fino in fondo, e non sarà mai troppo l'impegno delle istituzioni e della collettività per pretendere le misure fondamentali per cancellare definitivamente i rischi per la salute. Sicuramente non c'è alcuna relazione tra la Pertusola e i fusti di Cetraro e nessuno si sogna di mettere in discussione la serietà professionale di chi dovrà operare su quel relitto e sul suo carico, ma non sarebbe stato più opportuno rivolgersi ad un'altra società che non sia un'altra appendice del colosso Eni, che ha dato prova della sua politica ambientale a Crotone? Lo chiediamo innanzitutto al ministro Prestigiacomo che sicuramente si sarà mossa con l'unico scopo - e per il momento è tra i pochi a livello nazionale - di dare un primo segnale ai calabresi che chiedono la verità, ma lo chiediamo anche alla Regione e all'assessore Silvio Greco che sanno come sono andate le cose alla Pertusola e sono altresì preoccupati di rassicurare i calabresi e particolarmente quelli che sono stati già pesantemente colpiti dalla psicosi inevitabile scaturita dal ritrovamento del relitto. Sarebbe altresì interessante sapere se i magistrati titolari dell'inchiesta abbiano autorizzato l'Eni a fare la perizia attraverso la Sapiem. La psicosi e tutti i suoi malefici strascichi si debellano in un solo modo: con la certezza assoluta della verità. La Calabria non può accettare di essere diventata una pattumiera delle schifezze altrui e deve pretendere che le venga detta la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità ma solo da chi non l’ha già oltraggiata.

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