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Operazione Mythos, necessario un nuovo giudice

Basilicata

Il gup Emma Sonni costretta ad astenersi avendo in precedenza composto il collegio del tribunale della libertà che si occupò del caso

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C'è bisogno di un nuovo giudice dell’udienza preliminare distrettuale che celebri, a Catanzaro, i dodici giudizi abbreviati per altrettanti presunti fiancheggiatori di due latitanti sfuggiti all’operazione «Mythos», diretta contro il clan Gallace-Novella di Guardavalle (Catanzaro). Dopo alcuni precedenti rinvii, oggi i riti alternativi avrebbero dovuto cominciare davanti al gup Emma Sonni che, però, ha dovuto astenersi avendo in precedenza composto il collegio del tribunale della libertà che si occupò del caso. Rinvio al prossimo 2 novembre, dunque, quando sarà individuato un altro giudice, dopo Antonio Battaglia e la stessa Sonni. Fu il primo, lo scorso 4 marzo, ad ammettere i riti alternativi per i 12 imputati, mentre un anno fa, l’8 ottobre 2008, rinviò a giudizio altre 11 persone (il processo per loro è in corso davanti al tribunale collegiale). Si tratta di Rosetta Costa, di Guardavalle, moglie dell’ex latitante Raffaele Barletta; Anna e Giuseppina Calzone, entrambe di Vibo Valentia; Teresa Lo Bianco, di Vibo; Carmela Mantenga, di Vibo; Salvatore Musolino, di Santa Caterina Jonio; Lorenza Tripodi, di Briatico; Maurizio Tripodi, di Mongiana; Salvatore Tripodi, di Mongiana; Maria Assunta Bevilacqua, di Verzino; Raffaele Piperissa, e Giuseppina Racheli, entrambi di Badolato. Per tutti le accuse – che parlano complessivamente di concorso in favoreggiamento personale, concorso in procurata inosservanza di pena, minacce, e detenzione illegale di armi, il tutto con l’aggravante della «mafiosità», poichè i fatti sarebbero stati commessi «al fine di agevolare l’attività del sodalizio mafioso denominato Gallace-Novella» sono state costruite dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Gerardo Dominijanni, che ha coordinato le indagini relative alla latitanza di due delle sette persone che non furono rintracciate nel corso del maxi-blitz antimafia, scattato la notte fra il 21 e il 22 settembre del 2004, quando l’Arma dei carabinieri eseguì 57 provvedimenti di custodia cautelare (47 in carcere, 10 ai domiciliari) emessi contro altrettanti presunti affiliati alla «piovra del Soveratese». I fuggiaschi erano Francesco Taverniti e Raffaele Barletta, che finirono in manette molto tempo dopo, e precisamente il 25 ottobre del 2005 il primo, ed il 23 febbraio del 2007 il secondo.

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