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Bardi: sono tornato
dopo anni di silenzio

Basilicata

Il penalista potentino spiega gli anni dei riflettori accesi, l'arresto e la recuperata serenità

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Un romanzo per Bardi L’ULTIMA immagine pubblica di Piervito Bardi, classe 1954, avvocato figlio di avvocato, risale a qualche anno fa. Aveva indetto una conferenza stampa per spiegare cosa c'era dietro la sua scelta di lasciare la difesa di Vittorio Emanuele di Savoia, principe ereditario, il giorno dell'interrogatorio con il pm Henry Joh Woodcock. Nel giardino della sua abitazione di via Sanremo a Potenza c'erano una cinquantina di giornalisti provenienti da tutto il mondo. Poi ha fatto ogni giorno un passo indietro, fino a sparire quasi del tutto dalla scena forense. «Mi ero sovresposto», dice al Quotidiano. Giacca blu, jeans attillati. Look da vecchi tempi. Racconta i motivi che l'hanno spinto a prendersi una pausa. «Il Potenza calcio, la presidenza della Camera penale e la difesa del principe mi hanno attirato addosso critiche e invidie». E poi c'è stato l'arresto, con l'accusa di aver avvisato un boss degli sviluppi di un'inchiesta. L'assoluzione in primo grado non è bastata a far tornare le cose a posto. «Quando entravo in una cancelleria o nella segreteria di un pm - dice - mi sentivo ancora gli occhi addosso. Mi guardavano con l'aria di chi ha paura che poi qualcuno gli chiedesse conto della mia presenza lì». Ora il processo è in Corte d'appello e Bardi attende il giudizio. «Sono sereno», commenta. Solo quando parla degli anni con il Potenza, però, torna a sorridere. «Ero tutti i giorni sui giornali, mosso da una vera passione per il calcio». Poi qualcosa è accaduto. «Troppi riflettori puntati», dice Bardi. Le critiche per il Potenza e l'arresto. «Professionalmente però - aggiunge - non ho mai fatto un passo indietro. E non mi sono mai tirato indietro davanti ai casi difficili. Come quando ho difeso Eris Gega nel processo per la scomparsa di Elisa Claps. La città si era convinta che era colpevole. Ci vuole poco, del resto, a gettare la colpa addosso a un albanese. Io, invece, ero convinto della sua innocenza e mi sono battuto per la sua affermazione. Bene, anche questo episodio mi ha attirato addosso tante critiche». Si è dovuto disintossicare. «Ho preso un attimo fiato. Ho i miei hobby, soprattutto i cani». I suoi pastore tedesco che gli hanno fatto vincere premi anche in Germania. «E poi ci sono i miei figli». Un maschio, all'università, e una femmina, al liceo. «Nel tempo libero ho scritto anche un libro», annuncia l'avvocato. Un romanzo autobiografico. «Una storia - dice - che è un po' realtà e un po' fantasia». Ma preferisce non parlarne. Si limita a dire che lo presenterà l'anno prossimo. E lo studio da avvocato? «Ce l'ho vicino casa, in via Siracusa. E finalmente c'è il parcheggio». Fabio Amendolara f.amendolara@luedi.it

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