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Navi dei veleni, al collaboratore Fonti imposto il divieto di colloqui

Basilicata

La Commissione vigilanza del tribunale di Mantova ha imposto al collaboratore di giustizia il divieto di qualsiasi contatto diretto o indiretto con chiunque, anche con il suo legale

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Il pentito di 'ndrangheta che ha parlato dell’affondamento di una nave al largo della costa di Cetraro non potrà parlare con nessuno. A rivelarlo è stato l’avvocato che assiste Fonti, Claudia Conidi. Il Tribunale, secondo quanto riferito dall’avvocato Conidi, ha autorizzato soltanto i colloqui di Fonti con i familiari e con i medici che lo hanno in cura.
Lo stesso Fonti ha già impugnato la decisione presso lo stesso Tribunale, mentre il suo avvocato presenterà ricorso alla Cassazione. Ogni contatto, ha spiegato il legale, dovrà essere autorizzato dal Tribunale. Quindi anche l’audizione davanti alla Commissione bicamerale sulle ecomafie dovrà ricevere il via libera ai giudici. Intanto, è stato nuovamente fissato l’interrogatorio di Fonti da parte dell’autorità giudiziaria. Il collaboratore si dovrà presentare il 28 ottobre nella sede della Direzione nazionale antimafia, a Roma, dove, secondo quanto riferito dall’avvocato Conidi, sarà sentito dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, e da un pm di Livorno (che indaga su presunti affondamenti al largo delle coste Toscane) ma non dai magistrati di Catanzaro che indagano sul relitto individuato al largo di Cetraro.

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