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Interporto, il Tar sancisce la fine

Basilicata

Il tribunale amministrativo rigetta il ricorso della Lucandocks e dà ragione all'Asi. La spa aveva chiesto l'annullamento della revoca dei terreni di Tito Scalo.

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di MARIATERESA LABANCA
TITO - Non c'è stato fino a ora e non ci sarà mai. E’ finito in fumo il progetto per la realizzazione della struttura definita “strategica” di un centro plurimodale di movimentazione merci a Tito Scalo. A decretare la parola fine per la tortuosa storia dell’interporto, il Tar di Basilicata: con ordinanza numero 367 del 2009 ha rigettato il ricorso della Lucandocks.
La Spa si era opposta alla delibera dello scorso giugno adottata dal Consorzio per lo sviluppo industriale, con la quale si procedeva a revocare l'assegnazione dei lotti per la realizzazione della struttura di scambio intermodale.
«La società - scriveva il commissario Asi di Potenza, Alfonso Ernesto Navazio - non ha manifestato alcuna concreta disponibilità ad effettuare l’investimento inizialmente programmato». «Esistono i requisiti per la revoca - spiegava nella delibera - vista la perdurante indisponibilità della società Lucandocks ad adempiere a quanto disposto con le delibere del 25.06.2007 e 174 del 26.11.2007».
Ma per la Lucandocks non è così.
Antonio Piedilato, presidente del consiglio di amministrazione della spa, si oppone e presenta ricorso al Tar. Chiede che la delibera venga annullata e che l’Asi sia condannata a pagare i danni conseguenti alla revoca dei terreni.
Non solo. Prima della fine dell’estate va in Procura e denuncia, nella lunga storia del progetto dell’interporto, «violazioni di legge» ed «eccesso di potere». Ora gli investigatori della Squadra mobile di Potenza stanno indagando su una presunta lobby, un gruppo trasversale che, fin dalle origini del progetto, ne avrebbe impedito il decollo. Ma questa è un'altra parte della storia, quella giudiziaria. Per la parte amministrativa, invece, parla ora la sentenza del Tar, che dà ragione al Consorzio industriale di Potenza. I lotti, quindi, sono definitivamente liberi.
Il provvedimento, del commissario Navazio, relativo alla revoca dei terreni seguiva all'importante scadenza del 31 dicembre del 2008. Entro questa data, secondo quanto previsto dal piano regolatore di Tito, sarebbe dovuto partire il progetto. Pena, il cambio di destinazione d'uso dei terreni destinati all'interporto, che tecnicamente si chiamano zona M. Dal primo gennaio 2009 quegli stessi appezzamenti sono destinati a ospitare nuovi insediamenti produttivi. Si parla di una superficie di 64.000 metri quadrati.
«Nei mesi precedenti a questa scadenza - aveva spiegato il commissario - abbiamo provato più volte a sollecitare gli imprenditori. Ma da parte loro non ci è pervenuta nessuna concreta disponibilità. Inutile, dunque, continuare a tenere impegnati quei terreni. Non potevamo fare diversamente».
A febbraio la Lucandocks invia al Consorzio Asi due memorie. Ma entrambe non vengono accolte. Per il commissario si tratta di «documenti strumentalmente generici, astratti rispetto al merito del procedimento».
Ma la storia del contenzioso Asi - Lucandocks ha radici più profonde. Oggetto del lungo braccio di ferro, che non ha risparmiato le vie legali, l'acquisizione dei suoli, la determinazione e la rideterminazione dei costi dei terreni e le procedure di esproprio. Poi, una sentenza del Tribunale amministrativo regionale, a maggio del 2008, stabilisce che andava fissato a 10,32 euro il costo al metro quadro per le sole aree di proprietà consortile.
Mentre, per le rimanenti aree, indica un prezzo minimo, pari a 30 euro a metro quadro. Una parte di questi terreni era stata già acquistata dall'Asi. Per cui, il Consorzio regionale per lo sviluppo industriale vanta dalla Lucandocks un credito pari a 800 mila euro. «Abbiamo sollecitato il pagamento di questa somma. Ma anche in questo caso il tentativo è stato inutile. E sembra strano credere che una società che abbia realmente intenzione di compiere un investimento così importante non sia riuscita a trovare entro il 31 dicembre una somma così esigua».
E' il tramonto definitivo di un progetto ambizioso, che, in più di vent'anni non ha prodotto niente.
Il sindaco di Tito da tempo prova a sollecitare e chiede che l’aria, strategica per la sua vicinanza al capoluogo, venga destinata alla nascita di nuovi servizi. Si apre ufficialmente la fase del dopo interporto.

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