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Why Not, Loiero e altri 17 indagati verso il rito abbreviato

Basilicata

Diciotto fra i 98 indagati dell’inchiesta su presunte irregolarità nella gestione di fondi pubblici in Calabria, hanno avanzato oggi la richiesta in occasione dell’udienza preliminare.

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Diciotto fra i 98 indagati nell’inchiesta «Why not», a suo tempo avviata dall’ex pm Luigi de Magistris su presunte irregolarità nella gestione di fondi pubblici in Calabria, hanno chiesto oggi il rito abbreviato in occasione dell’udienza preliminare davanti al Gup Abgail Mellace. Tra di loro il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, l’ex assessore regionale alla Salute della Giunta Chiaravalloti Gianfranco Luzzo e l’imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere in Calabria, considerato figura chiave nel procedimento. Le altre richieste di rito abbreviato sono state presentate da Nicola Durante, Aldo Pegorari, Giuseppe Lillo, Mario Alvaro, Sabatino Savaglio, Giovanni Lacaria, Saverino Saladino, Francesco Saladino, Eugenio Conforti, Sibiano Lucia, Raffaele Bloise, Luigi Muraca, Gianpaolo Bevilacqua, Maria Teresa Fagà, Antonio La Chimia. Molti di loro devono rispondere di associazione per delinquere (inizialmente contestata anche a Loiero, a cui carico compare ora la sola accusa di corruzione). La decisione del gup in merito si conoscerà il 16 novembre, data a cui è stata rinviata l’udienza. Nell’inchiesta furono coinvolti l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, la cui posizione è stata archiviata nell’aprile dello scorso anno, e l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, rispetto al quale all’ufficio gip è ancora pendente la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura generale. Saladino, secondo i magistrati catanzaresi, avrebbe «organizzato e capeggiato una compagine di persone al fine programmatico di porre in essere condotte integranti i reati di peculato, abuso d’ufficio, truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture, corruzione aggravata, turbata libertà degli incanti, istigazione alla corruzione», creando un vero e proprio «sistema» di cui sarebbe il «centro di gravità», ed in cui avrebbe coinvolto anche politici di ogni colore esponenti delle istituzioni. Nel corso dell’udienza di oggi, il giudice Abigail Mellace ha respinto le eccezioni di nullità avanzate da alcuni difensori (tra i quali quelli di Alberto Sarra e Giuseppe Gentile che lamentavano difetti degli interrogatori), ed ha parzialmente accolto la richiesta dei sostituti procuratori generali Eugenio Facciolla e Massimo Lia di integrare l’elenco delle parti offese del procedimento, tra le quali compare adesso anche Fincalabra. L’unica parte offesa individuata fin dal principio, la Regione Calabria, ha fatto pervenire in aula la propria decisione di costituirsi parte civile se e nei confronti di chi verrà rinviato a giudizio. Ciò lascerebbe dunque presupporre che l’Ente pubblico prenderà parte ai riti abbreviati, poichè proprio di giudizi trattasi. Non è stata ancora sciolta invece la riserva sulle richieste di ammissione delle altre parti civili, cioè quella della «superteste» del procedimento, Caterina Merante – che è contestualmente indagata nel procedimento per una violazione della normativa sul lavoro, ma anche presunta vittima di un tentativo di estorsione -, e della società Why not, cui i difensori degli indagati si sono opposti fermamente.

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