Salta al contenuto principale

Navi dei veleni, il Wwf: «Ora non oscurate
la ricerca della verità»

Basilicata

Dopo le dichiarazione della Prestigiacomo sul relitto di Cetraro, Pratesi chiede di far luce sugli affondamenti sospetti

Tempo di lettura: 
2 minuti 14 secondi

«L'esito delle indagini sul delitto di Cetraro annunciate oggi non può oscurare la ricerca della verità sulle navi dei veleni». Lo afferma il presidente onorario del Wwf Italia Fulco Pratesi. «La buona notizia di oggi – aggiunge – darà senz'altro una pausa di sollievo ai cittadini della costa calabrese e di questo siamo contenti ma non bisogna comunque dimenticare che la rilevanza e la gravità dei traffici internazionali illeciti di rifiuti pericolosi e radioattivi, connessi anche al traffico d’armi e alla nascita e al consolidamento di una rete criminale internazionale, hanno riscontri ufficiali dalla metà degli anni '90. Inoltre dal 2004 è emerso chiaramente che queste attività criminali sono state tollerate se non favorite da apparati dello Stato, che hanno dato mano libera a industriali e armatori per trasformare ampie zone del nostro mare e delle nostre aree costiere, in discariche di veleni tossici e cancerogeni. Il Wwf Italia richiama a conferma della sue affermazioni alcuni passi contenuti in documenti ufficiali: nella Relazione conclusiva della Commissione bicamerale sui rifiuti dell’11 marzo 1996, soffermandosi sul «progetto Odm» (Ocean Disposal Management del faccendiere Giorgio Comero) la Commissione segnala 'l'esistenza, documentalmente provata di intense attività di intermediazione poste in essere tra i titolari di queste presunte attività di smaltimento in mare di rifiuti radioattivi e la Somalià sottolineando le coincidenze con il caso Alpi/Hrovatin. Nella Relazione conclusiva del 25 ottobre 2000, sempre della stessa Commissione bicamerale sui rifiuti, ci si sofferma sul fenomeno delle «navi a perdere» rilevando che il preoccupante fenomeno dei traffici e degli smaltimenti illegali di scorie e rifiuti radioattivi in mare era emerso nell’ambito di alcune inchieste delle procure di Matera, Reggio Calabria e riportando il dato numerico relativo ad affondamenti sospetti di navi verificatisi nei mari italiani: ben 39 risultano i casi per il solo periodo tra il 1979 e il 1995, 26 di questi vengono indicati dal Comando generale delle Capitanerie di porto. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi il 27 luglio 2004, in risposta all’interrogazione di Realacci ed altri dichiarava: “Evidenti segnali di allarme si sono colti in alcune vicende giudiziarie da cui è emersa una chiara sovrapposizione tra queste attività illegali ed il traffico d’armi. Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonchè di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio, faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia ed alla illecita gestione degli aiuti della Direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo». «Questa consapevolezza delle istituzioni – conclude Pratesi - si deve trasformare in capacità di agire concretamente e conseguentemente per accertare le responsabilità politico-istituzionali e penali nella gestione dei traffici illeciti di rifiuti ed armi via mare».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?