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Mythen, nulla a che vedere con Ecoil

Basilicata

Dopo la nota di Bolognetti che raccontava di un viaggio nella Valbasento e della denuncia sulla mancata bonifica dell'area, ecco la storia dell'azienda citata

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FERRANDINA - La storia di Mythen inizia nel dicembre 2002. Nulla a che vedere con
Ecoil, società che fa capo ai fratelli Giuratrabocchetta e a Criscuolo
Ecopetrol, non ancora entrata in produzione. E nulla a che vedere con
la rigenerazione degli oli esausti, mission di Ecoil. Mythen, invece,
opera nel campo della cosiddetta chimica verde. Il biodiesel il
prodotto finale. Materie prime dell’azienda non sono i rifiuti
pericolosi, ma la glicerina pura, l’olio di soia epossidato e altre
sostanze vegetali oleoginose. Unico prodotto sintetico impiegato il
metanolo. Lo stabilimento è sorto, nell’area industriale di Ferrandina,
sulle ceneri della ex Irs, fallita da circa 8 anni. Al momento
dell’acquisto la legge 471, quella per cui la Valbasento è area di
interesse nazionale da bonificare non è ancora in vigore. La tegola
arriva a riattivazione del sito in corso. Mythen, pur di non rinunciare
all’investimento, effettua a sue spese caratterizzazione e bonifica dei
circa 200 metri quadri risultati inquinati da mercurio. Costo
complessivo dell’operazione: 400 mila euro.
Nel mese di ottobre 2003, dopo il via libera della conferenza di
servizio convocata al ministero dell’Ambiente, viene avviata la
produzione di olio di soia epossidato che subito si traduce in un buon
ingresso sul mercato.
Con l'entrata in funzione della distillazione sotto vuoto, nel 2005,
Mythen fa il suo ingresso sul mercato della glicerina. Agli inizi
dell’estate del 2005 Mythen avvia la commercializzazione del suo
biodiesel anche sul mercato spagnolo e tedesco. Ed è proprio in virtù
del crescente mercato dell’azienda che nel 2006 entra in funzione il
centro intermodale che assicura il trasporto delle merci su rotaia. In
organico 70 dipendenti, tutti giovani e di alto profilo professionale.
Grande attenzione, in termini anche di investimenti, è destinata alla
ricerca e allo sviluppo tecnologico tanto che lo stabilimento di
Ferrandina è dotato di un suo laboratorio che dà lavoro a numerosi
tecnici specializzati. Le criticità nel processo di lavorazione
certamente esistono, ma i traffici di rifiuti sono un’altra storia.

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