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Navi e veleni: l'intrigo della Mare Oceano

Basilicata

L'imbarcazione è di proprietà di un armatore coinvolto nel caso Berlusconi-Mills
La Nave Oceano doveva salpare ieri per Maratea, ma è ancora nel porto di Vibo Valentia

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di FABIO AMENDOLARA
MARATEA - La Mare Oceano, nave inviata dal ministero per fare accertamenti sul relitto trovato al largo di Cetraro, poi identificato come la nave passeggeri Catania, affondata nel 1917 da un u-boat, doveva essere già a Maratea. Ieri pomeriggio, mentre si diffondeva la notizia del ritrovamento di un panfilo a largo di Palinuro, in provincia di Salerno, la Mare Oceano era ancora ferma a Vibo Valentia, senza autorizzazione a salpare.
Le competenze, in questa storia di ricerche in mare, sono tutte del governo. Che ha come ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo e come presidente del consiglio Silvio Berlusconi. «Per coincidenza - come sostiene Fabio Storino, giornalista calabrese approdato da qualche anno a Bergamo - la scelta del governo è ricaduta sulla Mare Oceano. Che, sempre per quegli scherzi che ti fa il caso quando sarebbe meglio che si facesse gli affari propri, appartiene alla categoria “Armatori del Monte di Procida”. E più in particolare alla famiglia Attanasio».
Diego Attanasio, 56 anni, è il teste chiave dell’inchiesta che ha fatto perdere le staffe al premier, messo in imbarazzo il governo britannico e sancito la fine del matrimonio dell’avvocato d’affari inglese David Mills con Tessa Jowell, ministro della Cultura dell’esecutivo guidato da Tony Blair.
L’Attanasio story la ricostruisce, nel mese di aprile dello scorso anno, Dario Del Porto sull’edizione napoletana di Repubblica. «Armatore napoletano di 56 anni, è stato chiamato in causa da Mills e dal premier Silvio Berlusconi per il bonifico da seicentomila dollari sul quale indagano i magistrati di Milano. Secondo la procura, la somma costituiva un “regalo” di Berlusconi all’avvocato d’affari che lo aveva tenuto al riparo da un precedente inchiesta giudiziaria. Ricostruzione prima confermata e poi smentita da Mills che adesso sostiene: quei soldi provenivano da Attanasio, non dal premier italiano». La nuova versione è stata rilanciata nella cornice istituzionale di Palazzo Chigi anche da Berlusconi, che ne ha approfittato per attaccare pesantemente i magistrati. Ma contrasta con quanto riferito da Attanasio ai pm Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale. Agli investigatori, l’armatore avrebbe negato di aver dato ordine di far confluire somme di denaro dalle Bahamas sul conto aperto da Mills presso una banca di Ginevra. Anche perché, sostiene l’armatore, «in quel periodo ero in carcere a Salerno». Ma chi è Diego Attanasio? Originario di Monte di Procida, armatore come già il padre Mario, può vantare una flotta composta da sette navi oceanografiche. La “Italica”, con scafo in acciaio, ha preso parte al progetto internazionale “Antartide”. Alle navi di Attanasio fu chiesto aiuto anche per recuperare i corpi di tre marinai morti dopo l’affondamento di un peschereccio al largo di Ischia. Nel 1997 cominciano i suoi guai con la giustizia. «L’imprenditore - ricostruisce Dario Del Porto - resta coinvolto nelle indagini della procura di Salerno su un immobile acquistato nella zona Asi della città. Raggiunto da ordine di custodia il 18 luglio 1997, rimane agli arresti 70 giorni. Lo accusano di corruzione, da quel momento Attanasio si difenderà sempre sostenendo di essere rimasto in realtà vittima di una concussione».
Nel corso delle indagini, l’armatore viene sottoposto a intercettazioni. E nelle carte spunta anche il nome di David Mills, considerato dagli investigatori un consulente di Attanasio. I magistrati acquisiscono, attraverso una rogatoria internazionale, una dichiarazione con la quale Mills risponde alle domande su una serie di trasferimenti di danaro avvenuti tra il 1992 e il 1995. L’acquisto per 715 mila dollari di un motorimrchiatore chiamato “Ravello” che, dopo essere stato restaurato e ribattezzato “Surveyor”, viene venduto da Attanasio a una società del Golfo Persico, la Manai Corporation, per 3 milioni e mezzo di dollari.
Il valore viene quintuplicato. Interrogato sul punto, Attanasio spiega che «il cospicuo margine ottenuto si spiega perché erano stati fatti importanti lavori di ristrutturazione e inoltre perché la Mannai aveva assoluto bisogno di una nave con quelle caratteristiche».
Ma il 24 marzo 2005 a Berna i pm milanesi interrogano un commercialista ginevrino, Antonio Mattiello, che ha gestito l´acquisto del motorimorchiatore e la sua rivendita alla compagnia araba. Mattiello racconta che Attanasio prima passa la nave dalla sua società di Napoli, la Diamar, alla società offshore creata per lui da Mills, la Iss. Solo a quel punto avviene il miracolo della quintuplicazione del valore. Chiede il pm: «L’operazione è un affare grandissimo, la Iss non ha soldi, se li fa prestare dalla Diamar, acquista per la somma di 715 mila dollari dalla stessa Diamar e rivende poi per un ammontare di 3 milioni e 500 mila dollari restituendo poi il prestito alla Diamar. Chi ha ideato questo affare? Come è stato gestito? Da chi?». Risponde Mattiello: «Sia l’acquisto sia la vendita sono state stabilite da David Mills. Mills ha trattato l´acquisto con la Diamar, cioè con Attanasio». C´è Mills, insomma, dietro il flusso di soldi che viene dall’affare della nave. Questa volta, però, l’armatore di Procida l’affare sembra averlo fatto con il governo.
f.amendolara@luedi.it

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