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Nave dei veleni, Commodari: «la verità e non depistaggi»

Basilicata

Il componente del comitato politico nazionale del Prc, Pino Commodari parla dei «Troppi interrogativi emersi dopo la rassicurante conferenza stampa del ministro Prestigiacomo e del procuratore nazio

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«Dopo la ribellione del popolo calabrese che si è manifestata ad Amantea per dire basta ai veleni sparsi per la Calabria puntualmente si è ripresentata l'azione di depistaggio». Lo afferma in una nota il componente del comitato politico nazionale del Prc, Pino Commodari. «Non può essere definita diversamente – aggiunge – l'azione messa in atto da un serie di soggetti, i cosiddetti 'corpi dello Stato e delle istituzionì: Ministro, Marina Militare, e pezzi della politica calabrese di centrodestra. Corpi dello Stato e soggetti istituzionali che, come hanno documentato autorevoli quotidiani regionali e nazionali, sapevano già molti anni prima cosa si trovava nel mare di Cetraro e che hanno taciuto. La Ministra all’Ambiente Prestigiacomo, dopo i rilievi effettuati dalla nave Mare Oceano, ha immediatamente escluso che si trattava della nave 'Cunsky' e di conseguenza che non vi era alcun pericolo per le popolazione, mentre il centrodestra calabrese si è apprestato ad emettere sentenza di condanna, naturalmente senza difesa e senza alcun appello, nei confronti di coloro che erano stati protagonisti del reato di procurato allarme, senza però la presenza di un reale pericolo».
«Troppi interrogativi – prosegue Commodari – sono emersi dopo la rassicurante conferenza stampa della Ministra e del Procuratore Nazionale Antimafia, troppi elementi non coincidono tra loro. Primo: Le dichiarazione secretate del Pm Greco smentiscono le verità della Prestigiacomo e della nave Mare Oceano. Per intenderci le navi sono tre, anzi quattro, quando non c'è ne doveva essere alcuna. Secondo: La dichiarazione della Ministra, che certificava che la nave a largo di Cetraro non era la Cunsky, è stata rilasciata prima che il Rov della Geolab di Mare Oceano si immergesse nella acque. Terzo: Le stesse immagini realizzate sul relitto dalla Geolab di Mare Oceano non sono sovrapponibili a quelle consegnate alla Procura di Paola dalla Copernaut. I fondali si mostrano diversi, gli scenari divergono sostanzialmente fra loro, le caratteristiche del relitto significativamente discordanti. Quarto: Le misurazioni realizzate dalla Geolab non sono assolutamente equiparabili con quelle fornite dalla Copernaut: la nave misurata da Geolab è lunga 95 metri, larga dodici e con murate alte sei metri; quella della Copernaut è lunga 120 metri, larga 20 e con murate alte 12 metri. Il relitto 'fotografatò dal sonar di Geolab è adagiato perfettamente sul fondale; quello della Copernaut presenta una inclinazione di circa 45 gradi. Quinto: in trentasette minuti di filmato, girato dal Rov della Copernaut, attorno al relitto non si nota neanche un accenno di vegetazione perchè, come assicurano tre oceanografi, sarebbe impossibile il contrario a circa cinquecento metri di profondità». «Oltre ai tentativi di depistaggio – evidenzia ancora Commodari – compaiono in questa vicenda personaggi come l’avvocato Mills, Giorgio Comerio. Un uomo che ha goduto di molte coperture internazionali. Il faccendiere al centro delle trame dell’omicidio di Ilaria Alpi. Uomo che ha conosciuto l’avvocato Mills, quando questi è entrato in affari nel tentativo di realizzare il sistema che conficcava negli oceani le scorie radioattive, Attanasio, armatore napoletano di 56 anni proprietario della Nave Mare Oceano, Mario Scaramella. E poi vi sono le morti del capitano Natale de Grazia, della giornalista Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, causate perchè avevano scoperto la verità sul traffico internazione di rifiuti tossici e radioattivi».
«Il popolo calabrese – conclude – rivendita e pretende la verità su ciò che è stato affondato nei nostri mari e sotterrato nelle nostre montagne. Lotteremo affinchè anche questa vicenda non si trasformi in uno dei tanti «segreti italiani», dei quali non sarà mai possibile conoscere la verità».

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