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Rugby, un cosentino tra i campioni
d'Europa Under 20

Basilicata

Lorenzo Santelli nella spedizione italiana in Portogallo che ha portato a casa il titolo europeo

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Nell'Italia under 20 che si è laureata campione d'Europa, qualche giorno fa a Coimbra in Portogallo, battendo in finale la Georgia per 16-3, c'è anche un pò di Calabria, anzi 1 metro e 90 di Calabria.
Stiamo parlando del giovane Lorenzo Santelli, cresciuto nelle giovanili del Rugby Cosenza e che ha militato per due anni nella squadra seniores bruzia, prima di approdare nel Gran Parma, formazione che milita nella “Top Ten” italiana. Un curriculum corposo e di tutto rispetto il suo, nonostante la giovane età. Infatti nel 2006, dopo aver preso parte alle selezioni del centro-sud e dopo esser stato cooptato nel progetto, voluto dalla F.I.R., dell'Accademia federale di Tirrenia, ottiene la convocazione con la nazionale under 17. In seguito durante il suo primo anno in “Accademia” viene convocato nella nazionale Under 18 prendendo parte al 6 Nazioni in Irlanda, all'Europeo di categoria ed alla tournee in Sud Africa, nel successivo mese di giugno.
Una volta entrato nel giro della nazionale giovanile, gioca quasi tutte le partite nel ruolo di terza centro ed purtroppo per il rugby cosentino arriva anche il momento di dover abbandonare il club dove è cresciuto, il Rugby Cosenza, per andare a giocare nel Gran Parma, società che gli permette oltretutto un'ulteriore crescita fisica e tecnica, requisiti necessari per rimanere nel giro azzurro. Ed infatti, viene riconfermato nell'Accademia ed entra a far parte niente po', po' di meno che nella rosa della prima squadra del Gran Parma, quella della Top Ten, giusto per intenderci.
Di qualche giorno fa il titolo di campione d'Europa con la nazionale Under 20. Ma i sogni nel cassetto del giovane Lorenzo, figlio d'arte con il papà Giorgio pilone del Cosenza degli anni 70 sono anche altri, come quello di ritornare un giorno a Cosenza forte della sua esperienza per dare una mano alla squadra della sua città e proiettarla, perché no, nel rugby che conta, perché come ha sottolineato lo stesso neo campione d'Europa: “Sono molte le affinità che legano questo sport alla cultura di noi meridionali, come lo spirito di sacrificio in primis”.

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