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Nave dei veleni, la guerra dei filmati

Basilicata

Il tecnico che ha manovrato il robot sottomarino della Regione smentisce la versione del Governo: «Le stive non erano vuote»

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E' il settimanale “L’espresso” a riparire il caso del relitto di Cetraro, che era stato “chiuso” dal Governo e dalla Direzione nazionale antimafia.
Uno scenario nuovo che si è aperto grazie alle dichiarazioni del pilota del robot sottomarino che ha registrato le prime immagini del relitto per contro della Regione Calabria, Pippo Arena, che ha rilasciato un’intervista al settimanale, dichiarando cose, che non combaciano con la versione ufficiale fornita dal ministro Prestigiacomo secondo cui la stiva della nave era vuota.
Ma Pippo Arena dice ben altro: «La nave che ho ispezionato io, aveva due stive. Ed erano piene, tanto che un pesce cercava di entrare, non riusciva».
Una dichiarazione che contraddice in pieno il dato fornito dal ministero e dai magistrati inquirenti titolari delle indagini, nel corso della conferenza stampa tenutasi a Roma, lo scorso 29 ottobre.
Il Wwf ha così deciso di scrivere al ministro Prestigiacomo e al procuratore Grasso per chiedere «una perizia comparata tra il video del Rov incaricato da Regione e Arpacal (a settembre), e quello «della nave incaricata dal ministero dell’Ambiente». Troppe incongruenze che si aggiungono a tutta una serie di contraddizioni inerenti alle coordinate del punto in cui si trova il relitto di Cetraro e alle dimensioni dell’imbarcazione affondata ad una decina di miglia dalle coste cetraresi.
Il procuratore di Catanzaro, Lombardo ribadisce che la magistratura non può che parlare «in base alla carte ufficiali, senza parteggiare per l’una o per l’altra tesi». «Se nel guardare il filmato ho sbagliato nel valutare un’immagine, ciò è solo una mia errata interpretazione ed eventualmente son pronto a fare ammenda. Per quanto riguarda il resto dico che i magistrati, a differenza dei giornalisti, possono basarsi solo sugli elementi ufficiali che vengono forniti dalla polizia giudiziaria delegata ad effettuare le indagini. E sulla base degli atti ufficiali a mia disposizione, io ribadisco che quel relitto è il piroscafo Catania».

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