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Solo due dipendenti lavorano all'inceneritore

Basilicata

I sindacati chiedono una turnazione

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QUESTA volta (ma non sarebbe la prima) l'amministrazione dice di essere fiduciosa «davvero» sulla fine dell'attesa per l'inceneritore che, da oltre due anni, dorme spento in contrada San luca Branca. Da poche ore sembra sia arrivata da Parigi (sede principale della Veolia, la multinazionale del settore rifiuti che da un anno circa ha acquisito una delle due società che componevano la Tep, l'associazione temporanea di imprese che ha gestito l'impianto) la sottoscrizione dell'ipotesi di contratto per la futura gestione della fase di collaudo proposta dall'amministrazione. Il che potrebbe aprire alla possibilità di chiudere entro fine anno i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria necessari per rimettere a norma l'impianto (il lungo stop ha aggravato la situazione di un impianto nato, probabilmente, già “vecchio”). Solo a quel punto potrebbe cominciare la fase di collaudo che, nonostante i trascorsi due anni di attività, dal 2005 al 2007, l'inceneritore non ha mai raggiunto (a fronte di una spesa annua di 2 milioni e seicentomila euro più iva, l'inceneritore ha bruciato pochissime tonnellate di rifiuti). Dopo due anni di incontri, riunioni, proteste più o meno eclatanti degli ex lavoratori dell'impianto (in 21 erano stati assunti a tempo indeterminato dalla Tep e sono stati licenziati nel giugno 2007, dopo il mancato rinnovo della costosa e poco redditizia convenzione da parte del comune), si era arrivati, nell'estate di un anno fa a una bozza di accordo tra l'ente comunale e il gestore stimando in un milione e 100 mila euro (più iva) il canone semestrale da versare all'azienda durante il tempo necessario per portare a termine un eventuale collaudo. Nel frattempo, montata la turbina per la trasformazione del calore in energia elettrica, l'accordo avrebbe portato il comune a possedere il 50 per cento dell'energia prodotta, con un limite minimo obbligatorio di tonnellate di rifiuti da smaltire da parte dell'azienda.
Da allora, di tempo ne è passato davvero tanto, i lavoratori non hanno ricevuto risposta - nell'agosto del 2007 avevano persino fatto incursione sul tetto del municipio per sollevare l'attenzione su quella che tutt'ora definiscono una situazione insostenibile - e il sindacato non ha smesso di chiedere conto. «Davvero non si può più rinviare una risposta definitiva - dice Rocco Della Luna, segretario della Uiltucs Uil - Ad oggi per quell'impianto sono stati spesi milioni di euro, tra la costruzione e i vari lavori di adeguamento che si sono succeduti. Che senso ha, in questa situazione, questa spesa? Nè - aggiunge - è più tollerabile che i lavoratori siano ancora in attesa e senza lavoro, ad eccezione di due unità. A che titolo si è scelto? Perchè (come hanno suggerito gli altri lavoratori, ndr) non si opta per una rotazione? Chi è che paga questi lavoratori?». Il comune spiega, però, che quelle due unità, se l'azienda ha fatto questa scelta, non sono assolutamente a carico del bilancio comunale. «Va bene - replica Della Luna - ma restano le perplessità su una scelta che non ha coinvolto tutti i lavoratori, che appare discriminatoria. Avevamo chiesto di poter ricollocare i dipendenti, quasi tutti con famiglie e carico, che ormai non riescono più andare avanti, protagonisti di una situazione paradossale. Si era persino pensato alla raccolta differenziata porta a porta. In fondo, già dieci anni fa - continua - dopo la prima chiusura dell'inceneritore, i precedenti dipendenti furono ricollocati nell'Acta. Perchè questa volta nulla sembra sia possibile?».
Restano (ancora) in attesa. Ma adesso, dopo due anni e mezzo, «la pazienza dei lavoratori è davvero al limite».
sa.lo.

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