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Nicastri incastrato dal fumo del camino

Basilicata

I dettagli dell'arresto del latitante Giuseppe Nicastri nelle parole del comandante provinciale dei Carabinieri, Francesco Iacono: «Abbiamo notato del fumo che usciva dal camino di una casa abbandonat

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«Ci siamo meravigliati che dal comignolo di una di quelle case disabitate ad un certo punto ha iniziato ad uscire fumo. Ad aiutarci è stato il freddo che ha indotto Nicastri ad accendere il camino. Il comandante provinciale dei Carabinieri, tenente colonnello Francesco Iacono, ha illustrato le fasi che hanno condotto, ieri, nel centro storico di Crucoli, centro collinare in provincia di Crotone, alla cattura di Giuseppe Nicastri, di 60 anni, ritenuto esponente di spicco della cosca Farao-Marincola di Cirò, ricercato dal 24 maggio del 2007 quando sfuggì alla cattura nell’ambito dell’operazione dei carabinieri denominata 'Bellerofontè. 'Secondo noi - ha detto il colonnello Iacono Nicastri purtroppo era lì già da tempo; dico purtroppo perchè è impensabile che in un paesino nel quale tutti si conoscono un soggetto noto come Nicastri potesse passare inosservatò. Dopo che carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale, appostati in zona, hanno riconosciuto il latitante, nel momento in cui si affacciava sulla porta di casa, è scattata l’irruzione nell’abitazione dove Giuseppe Nicastri è stato trovato da solo. L’uomo, che non ha opposto resistenza, si è complimentato con i carabinieri. 'voi state facendo il vostro lavorò ha detto Giuseppe Nicastri al maggiore Luigi Di Santo, comandante del Reparto operativo, che ha guidato l’irruzione e tutte le fasi delle indagini. Nella casa sono state trovate due valige piene di abiti, evidentemente sempre pronto a spostarsi, e cibo a sufficienza. Il maggiore Di Santo ha detto che presto potrebbero scattare provvedimenti nei confronti di 'un cospicuo numero di favoreggiatorì. Secondo il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone, Raffaele Mazzotta, l’arresto di Giuseppe Nicastri in zona è la conferma che i 'i mafiosi non si allontanano mai dal loro territorio, perchè lì trovano appoggi e protezione», ma anche perchè «così riescono a mantenere la supremazia della coscà. Un concetto ribadito anche dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Salvatore Murone, che ha spiegato come i componenti delle cosche tendano a non spostarsi dalla loro zona: 'il presidio del territorio - ha detto Murone - dev'essere mantenuto anche quando si è ricercati dalla giustizià.

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