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In campo a lutto per il boss, il San Luca
chiede scusa

Basilicata

I giocatori della squadra reggina, che domenica hanno portato la fascia nera al braccio per la morte del capo 'nsragnheta Antonio Pelle al Tg1: «Siamo gente normale»c

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«Chiediamo scusa a tutti per quanto è accaduto. Non siamo mafiosi». Lo ha detto al TG1 il capitano della squadra di calcio del San Luca, Paolo Pitasi, facendo riferimento alla decisione presa domenica scorsa dai giocatori di scendere in campo col lutto al braccio per la morte del boss della 'ndrangheta Antonio Pelle. «Non pensavamo che la nostra decisione – ha aggiunto Pitasi - potesse provocare tutto questo frastuono». «Siamo gente normale – ha detto Domenico Carbone, nipote di Antonio Pelle e anch’egli giocatore del San Luca – e non siamo mafiosi o altro. Giochiamo per divertirci. Se la nostra squadra venisse squalificata per quanto è accaduto sarebbe la fine del calcio a San Luca. Un fatto grave perchè il calcio per i ragazzi del paese è determinante per sentirsi impegnati e non finire in mezzo alla strada». Il presidente del San Luca, don Pino Strangio, parroco del paese, ha ribadito la sua condanna per l’iniziativa presa dai giocatori. «E' un gesto – ha detto – che noi condanniamo e che contrasta con la nostra azione educativa, impostata sulla lealtà del gioco, sulla solidarietà e sul rispetto delle regole. Io ho rimproverato i ragazzi perchè non si commemorano i parenti defunti facendo errori di questo tipo. E vedo con piacere che i ragazzi l’hanno capito e avvertono il peso di ciò che hanno fatto».

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