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Catanzaro, rinviati a giudizio 16 medici per truffa

Basilicata

L'accusa è di aver percepito norse di studio continuando a lavorare da privati

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Si è conclusa con 5 proscioglimenti e 16 rinvii a giudizio, oggi, l’udienza preliminare a carico di 21 medici accusati di truffa per aver percepito borse di studio pur continuando a lavorare da privati. Il giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro, Camillo Falvo, ha scagionato da ogni accusa «perchè il fatto non costituisce reato» Gabriella Giusti, Andrea Iovene, Pia Saliceti, Maria Cristina Giglio, Antonio Nisticò. I loro difensori, gli avvocati Francesco Iacopino, Nicoletta Politelli, Paolo e Annarita Carnuccio, Salvatore Sacco Faragò e Paolo Mosca, sono riusciti a dimostrare l’assoluta mancanza di dolo dei propri assistiti che, come lo stesso gup ha rilevato nella motivazione della sentenza di proscioglimento, nel periodo incriminato hanno solo prestato lavoro volontario presso l’Avis, per il quale hanno ricevuto meri rimborsi spese e non retribuzioni. Un lavoro che, ha evidenziato il giudice, «ha reso possibile garantire l’autosufficienza all’Avis provinciale di Catanzaro». Discorso completamente diverso per gli altri imputati i quali, come richiesto dal pubblico ministero Alessia Miele, sono stati mandati al processo, che inizierà il 18 gennaio. Si tratta di Patrizio Miceli, Teresa Germanò, Leonardo Rocco Vatrano, Paolo Mazza, Santo Paravati, Pierpaolo Carellario, Annamaria Frijo, Ermenegilda Cristiano, Lucia Antonia Lucano, Raffaele Mauro, Roberto Nola, Teresa Grillo, Antonio Maiuolo, Claudio Callipo, Costantina Soluri, Giovanni Mazzitello (nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, Antonietta Denicolò, Danilo Iannello, Carlo Petitto, Enzo Galeota, Vittorio Platì, Carmela Germanò e Gioconda Soluri). L’inchiesta che ha coinvolto i 21 catanzaresi è parte di una più vasta, condotta dalla Guardia di finanza che in tutta la regione ha denunciato 77 persone. I 21 indagati nel capoluogo calabrese, secondo le accuse, fra il 2002 e il 2006 avrebbero continuato a svolgere attività libero-professionale presso laboratori e cliniche private, percependo anche i relativi compensi, nonostante la cosa fosse vietata in caso di frequenza ai corsi di formazione e specializzazione in Medicina generale, retribuiti con apposite borse di studio, cui avrebbero avuto accesso. Le indagini, nate dalle verifiche presso l’Anagrafe tributaria, hanno portato all’acquisizione di atti all’assessorato regionale alla Sanità, di elenchi dei medici iscritti ai corsi di formazione e della documentazione su prestazioni professionali occasionali a tempo determinato eseguite in strutture sanitarie private o laboratori clinici. Nei mesi scorsi, su disposizione del pm Miele, fu eseguito il sequestro preventivo di decine di conti correnti per un valore di 470 mila euro. Il provvedimento, tuttavia, era stato revocato dal Tribunale del riesame per 9 medici che avevano fatto ricorso, ed oggi per quelli che sono stati prosciolti.

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