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Centrale, il popolo insorge

Basilicata

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di PAOLO PARADISO
TRICARICO - Loro sicuramente questa mattina saranno presenti alla manifestazione contro la centrale a biomasse da 14 Mw, autorizzata dalla delibera regionale 151 del 2009.
E per dire la loro in maniera diretta hanno iniziato una raccolta firme. «Per ora sono circa 800, solo perché avevamo urgenza di mandare l'esposto a chi di dovere. Ma non ci fermiamo, continueremo a cercare adesioni per la nostra petizione. E le troveremo. Ne siamo certi». Così gli abitanti di Piani Sottani, che si sono attivati e hanno messo per iscritto una petizione inviata al sindaco di Tricarico e a quello di Grassano, ma anche al presidente della Regione e ai consiglieri regionali, al Presidente della Provincia oltre che alla Procura della Repubblica e al Prefetto di Matera. Al fianco di chi protesta, condividendone in toto le ragioni, ci saranno anche i cittadini del vicino centro potentino di San Chirico Nuovo, per la vicinanza dell’impianto. Loro si dicono favorevoli solo a piccoli impianti cittadini da 1 Mw e rivendicano la necessità di pronunciarsi.
Nell'esposto si chiede la revoca della delibera comunale 56 del 30 novembre 2006 e la successiva 41 del 29 settembre 2008 insieme a quella regionale 151 del 3 aprile 2009, in cui si autorizzava la costruzione di una centrale termoelettrica a biomasse.
I motivi di tale richiesta sono molteplici: innanzitutto l'allocazione sarebbe in un centro rurale abitato da circa 300 famiglie e “si presume, l'emissione di fumi nocivi creerà seri problemi per la salute”; poi la produzione prettamente cerealicola e, di conseguenza, la produzione di pasta e pane “elemento essenziale per la sopravvivenza umana” e l'emissioni di fumi potrebbe compromettere seriamente la produzione cerealicola stessa con gravi conseguenze anche sul reddito dei lavoratori della zona; inoltre, vi è anche la pratica dell'allevamento con produzione di latte, olio e vino che avrebbero le stesse conseguenze negative riscontrate per i cereali; infine si cita il laghetto presente in zona che è utilizzato dagli agricoltori del posto per irrigare i campi e che inoltre nel sottosuolo vi sono falde acquifere che sarebbero facilmente inquinabili.
Fin qui gli aspetti che andrebbero a intaccare direttamente le attività di agricoltura e di allevamento della zona. Poi nell'esposto si passa a un livello tecnico. Si chiede dapprima chiarezza sulla zona di costruzione (l'autorizzazione è per Acqua Frisciana, ma risulta che i terreni acquistati dalla società si trovano in Piani Sottani che, seppur attiguo, è diverso) e poi che tipo di centrale dovrebbe installarsi, visto che nella delibera comunale del 2006 si parla di centrali a oli vegetali e gas naturale e in quella successiva del 2008 di biomasse.
Si conclude ritenendo che: “la costruzione di quest'opera provocherebbe numerosi danni”, ma anche “l'inquinamento dell'aria, dell'acqua, delle nostre attività agricole e in particolare della nostra salute e del reddito”.
A parlare per i cittadini è Antonio Abate, il capofamiglia di Piani Sottani: «Siamo qui dal 1937 e la costruzione della centrale ci farebbe andare via. Butteremmo via tantissimi anni di sacrifici, sacrifici fatti da tantissimi uomini che hanno voluto puntare tutto sull'agricoltura e sull'allevamento. Qui ci sono stalle con centinaia di vacche, ma anche porcilaia, allevamenti di tori. E non dimentichiamo che qui tutto produciamo grano». A “prendersi carico” delle sorti dei cittadini è Raffaele Beatrice, assessore comunale all'Agricoltura per poco più di sei anni nelle due amministrazioni Marsilio. Ora consigliere comunale «estromesso dalla carica, senza sapere neanche perché». Beatrice afferma che chiederà un ordine del giorno sull'argomento nel prossimo consiglio comunale e che eventualmente chiederà di attuare, così come previsto da regolamento, un referendum popolare. Beatrice afferma di condividere appieno la petizione e ricorda che in seno al Consiglio del 2006 aveva chiesto un parere tecnico esterno e che successivamente, nel 2008 non era presente in consiglio ed anche se ci fosse stato il suo voto non avrebbe potuto incidere sulla decisione. Ad oggi tutti gli abitanti saranno in strada, come dice Rocco Abate «a difendere la nostra salute, la nostra agricoltura, il nostro futuro, il nostro territorio».

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