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Bergamini vent'anni dopo. Un suicidio con molti dubbi per un campione nel fiore dell'età.

Basilicata

Il calciatore del Cosenza morì suicida, ma la famiglia e il padre chiedono giustizia a gran voce e dice: «mio figlio è stato ucciso»

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Cosenza - Il 18 novembre del 1989 sulla Statale 106 nei pressi di Roseto Capo Spulino moriva Denis Bergamini, centrocampista del Cosenza 1914, all'epoca in serie B. Ventanni addietro, un'eternità come la ricostruzione della tragedia. Bergamini, 27 anni e gli occhi del Parma di Scala puntati addosso, era uno dei calciatori più amati tra i tifosi cosentini, artefice della promozione dei Lupi l'anno prima. Era il classico interno di centrocampo, cuore e tenacia, dotato di buona corsa e tiro, il calciatore moderno che ogni allenatore vorrebbe. Quella sera si trovava al cinema col resto della squadra allenata da Bruno Giorgi quando, durante la proiezione, lasciò il cinema Garden alla periferia di Cosenza e si diresse a bordo della sua Macerati dalla fidanzata Isabella Internò. Poi insieme imboccarono l'A3 e subito dopo la statale jonica 107. A questo punto il racconto della Internò diventa la testimonianza unica e narra di attimi fatali, con Bergamini che si lanciò sotto un camion in corsa. Fu la fine, si parlò di delusione amorosa e la città si strinse alla famiglia . Al funerale arrivarono a migliaia, sul sagrato di piazza Loreto. La motivazione ufficiale del decesso, secondo le indagini delle forze dell'ordine, fu il suicidio per una delusione amorosa, una motivazione tuttavia che non convinse poco e neanche la famiglia che a distanza di ventanni vorrebbe che si sentissero le loro ragioni e i loro laceranti dubbi

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