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Cinquant'anni dopo resta il pericolo alluvioni

Basilicata

Legambiente ha organizzato un convegno per ricordare i danni fatti nel Metapontino e sottolineare la necessità e l'urgenza di misura precauzionali che evitino situazioni pericolose

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di MILENA SCALCIONEMATERA - In occasione del cinquantenario dell'alluvione che nel 1959 devastò la costa ionica e calabrese Legambiente ripropone all'attenzione dell'opinione pubblica il tema del rischio idrogeologico che caratterizza la costa ionica del metapontino.
A questo proposito, con la collaborazione del Dipartimento di Protezione Civile, del Gruppo Volontari per l'Ambiente di Matera e dei vari enti regionali e provinciali, nella mattinata di ieri è partita una tre giorni dedicata all'analisi ed alla discussione sul tema inaugurata con il convegno “Le alluvioni nel Metapontino” svoltosi presso l'Auditorium di piazza Sedile.
«Questo convegno s'inserisce in un progetto più ampio di tutela della nostra fascia costiera che, come c'insegna la storia, resta ad alto rischio di alluvioni- spiega Marcello Santantonio di Legambiente -La giornata di oggi, invece, è dedicata all'analisi dei fattori di rischio che non riguardano solo la naturale conformazione della costa ma anche una serie di elementi antropici che contribuiscono in maniera notevole all'aumento delle possibilità di alluvione con gravi conseguenze sull'ambiente».
Proprio a partire dagli anni '50, infatti, nella piana metapontina si è avuta un'accelerazione nell'alterazione dell'uso dei suoli la cui capacità di assorbimento è notevolmente diminuita a causa dell'eliminazione della vegetazione autoctona, della realizzazione di serre umide che sgrondano la pioggia su corridoi ridottissimi, della costruzione di insediamenti urbani chiusi, a tutto ciò poi si aggiunge anche una maggior rigidità nella ricerca di espansione dei fiumi in piena.
Ad oggi, dunque, la situazione si presenta molto complessa con una presenza antropica di centomila persone, la presenza di reti energetiche e di comunicazione ed una minor capacità di sopportare i disagi.
«I tragici eventi del 1959, dunque, dovrebbero farci capire che i danni non possono rimanere circoscritti al passato poichè la possibilità di un'altra alluvione altrettanto devastante potrebbe essere imminente se non vengono prese delle precauzioni perciò non ci resta che correre ai ripari cercando di sanare i danni già fatti. A questo proposito», continua Santantonio, «Si sta già lavorando all'approvazione del piano dei lidi che devono essere amovibili ovvero smontabili per qualsiasi necessità, non solo bisogna lavorare per la forestazione della zona retrostante la pineta e per l'alleggerimento delle strutture e degli insediamenti costruiti dall'uomo per ridurre così le esposizioni al rischio idraulico».
Al convegno sono intervenuti, inoltre, l'architetto Pio Acito che ha ricordato la storia dell'alluvione del '59, la dottoressa Antonietta Cilumbriello che ha illustrato i caratteri geologici della superficie e del sottosuolo della piana di Metaponto ma anche l'ingegnere Giuseppe Basile che ha analizzato il rischio idraulico della costa ionica nel piano regionale di protezione civile.

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