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Abusivismo, l'Associazione antiracket: «A Lamezia la battaglia per la legalità si può vincere»

Basilicata

L'Ala, Associazione antiracket di Lamezia, commenta la «scarsa partecipazione della manifestazione svoltasi a favore dei proprietari degli immobili abusivi» ribadendo che «la battaglia per la legalità

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«La scarsissima partecipazione popolare alla manifestazione a favore dei proprietari degli immobili abusivi ha dimostrato chiaramente che la nostra città non vuole tornare indietro». A sostenerlo, in una nota, è il direttivo dell’Ala, l’Associazione antiracket Lamezia, in merito all’abbattimento degli immobili abusivi a Lamezia Terme. «Questo – prosegue la nota – riteniamo sia il fatto più significativo emerso in questi giorni. Questo è quello che ci convince che la battaglia per la legalità che vede la nostra associazione in prima fila è una battaglia che a Lamezia si può vincere». «Il direttivo dell’Ala – è scritto nel comunicato – ritiene doveroso esprimere le proprie valutazioni in merito all’abbattimento degli immobili abusivi, fatto che, proprio per la enorme incidenza che riveste nella vita sociale della città, ha impietosamente messo a nudo i limiti di gran parte della nostra classe dirigente. L’umana vicinanza a chi rischia di perdere la propria abitazione, e tutti sanno che in tanti dei casi in esame non si tratta di questo, non può portare a stravolgere la verità dei fatti e sopratutto non può consentire a nessuno e a nessun titolo di porsi fuori dalle leggi dello Stato». «Una Città che ha subito per ben due volte l’onta dello scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose – sostiene l’Ala – che ha vissuto quasi con rassegnazione gli omicidi dei due netturbini Tramonte e Cristiano e quello dei coniugi Aversa, che solo da poco e tra mille difficoltà sta cercando di rialzare la testa, merita di essere rappresentata in maniera decisamente migliore di quanto si sia palesato in un momento così delicato. Una classe dirigente, politica, imprenditoriale, professionale, deve dire chiaramente da che parte sta. O si sta dalla parte della legalità, e quindi al fianco di chi vuole fare rispettare le leggi dello Stato, o si sta dalla parte di chi ritiene possibile adattare le leggi dello Stato a proprio uso e consumo».

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