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Appalti: sequestrati beni nel Vibonese
per due milioni di euro

Basilicata

Vasta operazione di controllo cantieri svolta dagli uomini della Compagnia Carabinieri di Vibo Valentia che hanno passato al setaccio l’area edile per la realizzazione delle protezioni contro l’erosio

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Controlli nei cantieri da aprte dei Carabinieri di Vibo Valentia, in particolare nell'area edile per la realizzazione delle protezioni contro l’erosione costiera del comune di Briatico. Sequestrati un cantiere, mezzi pesanti ed altro materiale – il tutto per un valore di oltre 2 mln di euro – e per accertare macroscopiche violazioni di legge sugli appalti.
L'attività è scattata questa mattina all'alba, quando i militari delle stazioni di Vibo Valentia e di Briatico e quelli del N.O.R.M. hanno intercettato, proprio all’ingresso dell’abitato, un lungo convoglio di mezzi carico di inerti di ogni forma e dimensione che si dirigeva verso la costa degli Dei.
Erano giorni che i Carabinieri avevano notato gli enormi camion, di proprietà di una nota ditta di movimento terra di Lamezia Terme già più volte oggetto di indagine anche da parte dell’antimafia, che facevano la spola lungo la SS. 522, ed hanno deciso di accertare che fosse tutto in regola.
Così i militari dell’arma, dopo aver fermato la lunga fila di mezzi, hanno cominciato a verificare la provenienza dell’intero carico, diverse tonnellate di inerti destinati alla realizzazione di alcune opere per mettere in sicurezza dall’erosione la costa di Briatico. Non ci è voluto molto per scoprire come tutto il prezioso materiale giungesse sulla costa vibonese direttamente da una cava sotto sequestro di Lamezia Terme in cui, ormai con cadenza giornaliera, venivano violati i sigilli ed asportate tonnellate di materiali posti sotto la custodia dell’autorità giudiziaria e che puntualmente venivano riversati lungo il tratto briaticese della costa degli Dei.
E' così immediatamente scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia dei 6 autisti e del titolare della ditta di movimento terra con le pesanti accuse di violazione dei sigilli e sottrazione di cose sottoposte a sequestro. Inoltre tutti i mezzi, del valore di oltre 700 mila euro e caricati oltre ogni tollerabile margine di sicurezza a scapito sia degli stessi operai sia di chiunque avesse avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, sono stati sequestrati ed affidati ad alcuni depositi giudiziari della provincia.
Ma l’attività, che in un primo momento pareva conclusa, ha presentato delle incredibili sorprese quando gli uomini della Stazione di Vibo Valentia hanno deciso di accertare la regolarità delle procedure di appalto per le opere di protezione costiere. Appena i Carabinieri hanno fatto il loro ingresso all’interno del cantiere in cui fervevano i lavori, hanno immediatamente capito di trovarsi davanti ad un caso macroscopico di violazione delle norme relative agli appalti. Infatti all’interno dell’area dei lavori non c'era la minima traccia della ditta assegnataria della gara di appalto mentre, al suo posto, vi erano altre due imprese di movimento terra che, di fatto, stavano svolgendo le attività alla completa insaputa del comune che aveva commissionato l’opera. Una violazione gravissima della normativa a tutela della trasparenza degli appalti nella pubblica amministrazione che ha portato al sequestro del vasto cantiere oltre che di un escavatore e di un autocarro che erano all’opera all’arrivo dei militari, nonchè alla denuncia dei titolari delle due ditte, una di Cessaniti e l’altra del Cosentino, che illegittimamente stavano svolgendo la propria attività e dei due direttori dei lavori che avrebbero dovuto garantire la correttezza delle procedure di realizzazione dell’opera, assicurando il pieno rispetto delle direttive emanate dalla pubblica amministrazione.
Un’attività di enorme valenza in violazione della normativa sugli appalti pubblici: si agiva non solo con materiale posto sotto sequestro e trafugato da una cava da anni al centro di aspre polemiche e di lunghi procedimenti giudiziari, ma addirittura in assenza del benchè minimo controllo da parte di coloro che erano stati chiamati a garantire la regolarità dello svolgimento dell’opera. Opera che quindi era portata a termine da ditte prive di qualsiasi certificazione e senza che nessuno ne avesse esercitato la minima verifica sul possesso dei requisiti di legge. Ora l'attività di indagine continuerà a ritmo serrato per verificare eventuali coinvolgimenti di altre persone e per comprendere appieno i dettagli di quanto avvenuto: che, finora, è costato la denuncia di ben 11 persone per gravi fattispecie di reato.
Complessivamente, come detto, il valore dei beni posto sotto sequestro dagli uomini dell’Arma che hanno lavorato dalle prime ore della mattina fino a tarda notte per dipanare l'ingarbugliata matassa, è superiore ai 2 milioni di euro.

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