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Il COMMENTO
I cattivi sentimenti di questo paese

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 53 secondi

di FRANCA FORTUNATO
In questo paese, da tempo, sembrano prevalere i cattivi sentimenti che, come tali, fanno male e rendono infelice, innanzitutto, chi li prova e distruggono il tessuto relazionale della società. Xenofobia, disprezzo per i poveri, omofobia e misoginia sono questi i cattivi sentimenti che spingono a comportamenti che nessuna legge può cambiare ma solo buone pratiche di libere relazioni d’amore tra i singoli e la popolazione di questo paese. Di fronte all’odio per omosessuali, trans e lesbiche, accompagnato da continue aggressioni, pestaggi e, a volte, uccisioni, alcune avevano lavorato per una legge che introducesse nel codice penale l’aggravante omofobica. Il Parlamento quella legge l’ha bocciata, dando dell’Italia un’immagine di un paese incivile. Inciviltà inscritta già nella legge del cosiddetto “pacchetto sicurezza” in base a cui basta che un emigrato non abbia le carte di soggiorno in regola, perché diventi un criminale e come tale venga messo in carcere o una partoriente vedersi tolta la propria figlia o figlio perché “clandestina”. Incivile è la “guerra alla povertà e ai poveri” portata avanti da tanti sindaci, l’ultimo in ordine di tempo, dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, contro i lavavetri, i mendicanti e i giocolieri ai semafori. Incivile è una legge come la Fini-Giovanardi sulle tossicodipendenze perché criminalizza chi avrebbe bisogno di essere aiutato a vivere e non a morire. È il caso del giovane Stefano Cucchi fermato con 20 grammi di marijuana, bollato come spacciatore, portato in carcere, pestato dai carabinieri, e lasciato morire di fame perché voleva incontrare il suo avvocato. E intanto le carceri scoppiano, la vita lì dentro è un inferno, i suicidi si moltiplicano, mentre Berlusconi e i suoi pensano a salvare il premier dai giudici e dai processi. Inciviltà in questo paese è la misoginia nei confronti del corpo delle donne, offerta a piene mani in tv dove uomini mediocri offendono, umiliano ragazze che, seppure complici, meriterebbero rispetto. Come rispetto meritano tutte quelle donne che hanno avuto il coraggio di parlare e sfidare uno degli uomini più potenti d’Italia, denunciando il suo sistema di potere (non gossip) e un modo di essere di un paese che Berlusconi ha inteso plasmare e che crede debba corrispondere, aderire alla sua figura. Mi riferisco a Veronica Lario, a Patrizia D’Addario, alle giornaliste dell’Unità e della televisione e ad altre che, di volta in volta, si sono trovate a porre domande direttamente in conferenza stampa o sul giornale a Silvio Berlusconi e mi riferisco, infine, a Rosy Bindi e alla sua risposta al premier a Porta a Porta. Tutte queste donne sono state insultate, aggredite, offese. È incivile un paese dove gli uomini aggrediscono, insultano, offendono le donne e dove tutti, tranne pochi, tacciono o strizzano l’occhio al premier tanto da indurlo a dichiarare di essere oggetto d’invidia degli altri uomini per il suo modo di rapportarsi alle donne. Dopo quarant’anni di femminismo è incivile un paese che considera le relazioni tra uomini e donne non Politica ma gossip e scandalo. Il paradosso di questo paese è che nel mentre si fanno prevalere questi cattivi sentimenti, inscrivendoli anche nella legge, ad alzare la voce in nome delle radici cristiane, offese dalla sentenza europea che proibisce il crocifisso nei luoghi pubblici come le scuole, sono proprio coloro che offendono, aggrediscono, insultano e alimentano quei cattivi sentimenti, li sostengono e li utilizzano per fini di potere personale e di parte. Questa non è che l’ennesima offesa al Dio Amore del Cristo del Vangelo.

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