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Sanità: da Paolini (Aiop)
no alla linea Loiero

Basilicata

«Lo abbiamo ripetutamente ammonito che con una burocrazia regionale di stampo sudamericano la sanità non poteva che degradare ulteriormente e così è stato»

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«La «Linea del Piave» invocata dal presidente Loiero in vista di un nemico che abbiamo difficoltà ad individuare nel ministro Sacconi, non può trovarci disponibili. In 5 anni di governo abbiamo concesso al presidente Loiero, come sanità privata, tutte le rinunce che ci sono state chieste per uscire dal tunnel della spesa sanitaria e rilanciare il servizio sanitario calabrese in immagine e qualità. E più la cronaca riferiva di casi di malasanità nei pubblici ospedali, più gli uffici dell’assessorato si adoperavano a penalizzare la sanità privata, comprimendo budget e tariffe, negando pagamenti dovuti, sottoscrivendo accordi che poi non venivano rispettati. Il tutto affidato a funzionari e dirigenti che, manifestamente inadeguati ed incapaci a gestire i processi di razionalizzazione della spesa, venivano mantenuti al loro posto, facendone degli «intoccabili» risparmiati dal qualsivoglia modalità di spoil system».
Lo afferma Enzo paolini, presidente dell’Aiop. «Abbiamo ripetutamente ammonito - continua – che con una burocrazia regionale di stampo sudamericano la sanità non poteva che degradare ineluttabilmente a livelli da 4* mondo. Convinti che i comportamenti ostili e penalizzanti degli uffici regionali fossero frutto di pregiudizi ideologici da parte dell’assessore Doris Lo Moro, dovemmo difendere i diritti delle nostre strutture da ogni tipo di discriminazione. Ci fu un protocollo d’intesa sottoscritto con l’assessorato per azzerare i crediti pregressi delle strutture private e si dovette assistere al consulente universitario della Regione che in sede giudiziaria sconfessava, senza alcun imbarazzo, l’accordo che egli stesso aveva stilato e proposto. Un espediente per non pagare il dovuto. Venne in Calabria la commissione dei prefetti Serra-Riccio – aggiunge – per verificare lo stato della sanità calabrese e nessuno invocò la «Linea del Piave» di fronte alla gravità delle valutazioni date dalla commissione».

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