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Crotone, i retroscena di "Pandora"

Basilicata

Grazie all'inchiesta messa a segno dalla Dda in collaborazione con la squadra Mobile di Crotone sono stati chiariti episodi criminali come l'omicidio Tipaldi e ben 10 anni di guerra di 'ndrangheta tra

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L'indagine che questa mattina è scaturita nell’operazione «Pandora», con l’arresto di 35 persone, mentre altre due si sono rese irreperibili, è partita dall’omicidio di Pasquale Tipaldi, ucciso a Isola Capo Rizzuto il 24 dicembre 2005, ed ha permesso di ricostruire dieci anni di guerra di 'ndrangheta tra le cosche Arena e Nicoscia. Nel corso del lavoro investigativo svolto dalla squadra Mobile di Crotone e diretto dal sotituto procuratore della Dda Sandro Dolce, è stata fatta luce inoltre sul clamoroso agguato a Carmine Arena, ucciso a colpi di bazooka nell’ottobre 2004, sul tentato omicidio del quale era rimasto vittima in precedenza lo stesso Arena, sull'omicidio di Mario Manfredi, assassinato il 3 dicembre 2005 mentre rientrava in carcere, sul tentato omicidio di Vincenzo Riillo, avvenuto l’11 aprile 2006. È stata fatta luce, ancora, sul tentativo delle cosche di Isola Capo Rizzuto di instaurare una pax mafiosa che aveva soprattutto l'obiettivo di non disturbare gli affari illeciti. Come le estorsioni che venivano compiute nel crotonese, ma anche in Emilia Romagna dove diversi imprenditori calabresi erano oggetto di estorsioni. In proposito il questore di Crotone, Giuseppe Gammino, ha parlato di «brillante operazione che ha messo alla sbarra le cosche che operavano non solo in questo territorio ma anche in Emilia e Lombardia. Cosche che avevano nella loro disponibilità armi da guerra come kalashnikov, mitragliatrici, bazooka e esplosivo; disponibilità che abbiamo potuto certificare attraverso le intercettazioni». Gammino ha inoltre ricordato che nel corso dell’operazione sono stati eseguiti numerosi sequestri di beni immobili e mobili per un valore di circa 40 milioni di euro. «La mafia è potente proprio grazie agli ingenti profitti che persegue» ha spiegato in proposito il procuratore nazionale antimafia aggiunto, Emilio Le Donne. «Per questo è importante che vengano intercettati questi rifornimenti, che l’attenzione investigativa non venga mai meno, ma è anche necessario che gli imprenditori comincino a collaborare». Il procuratore della Repubblica di Crotone, Raffaele Mazzotta, ha voluto sottolineare il fatto che l'operazione Pandora «è la dimostrazione che lo Stato c'è; questa operazione ha una valenza incredibile per battere l'omertà che regna su questo territorio perchè lancia un messaggio forte di fiducia verso le istituzioni». Il procuratore distrettuale aggiunto della Dda, Salvatore Murone ha ribadito che «lo Stato sta dimostrando di essere presente a Crotone e di intervenire in modo efficace. La portata del fenomeno criminale qui è molto forte. Lo Stato sta facendo la sua parte, ora tocca alla società civile ed agli imprenditori aiutarci per intervenire in modo ancora più forte e preventivo». Alla conferenza stampa sono intervenuti inoltre il capo della squadra Mobile di Crotone Angelo Morabito e il vice Cataldo Pignataro, il capo della squadra Mobile di Catanzaro Francesco Rattà e il funzionario del servizio centrale operativo della Polizia di Stato Silvio Torri.

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