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Ecco come saltò la trattativa

Basilicata

Il boss Cossidente racconta a Postiglione la delusione per il disinteresse del consigliere regionale Luigi Scaglione

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di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - Il boss si è arrabbiato. Quell’atteggiamento da politico proprio non gli è piaciuto. Si sfoga con Giuseppe Postiglione, il presidente che ieri si è dimesso (come riferiamo nello sport), finito in carcere perché si vendeva le partite dopo essere passato dalla ricevitoria. «Con Gigi ho fatto discussione», dice il boss Antonio Cossidente. Gigi è Luigi Scaglione, consigliere regionale dei Popolari uniti. E’ il politico della trattativa per lo stadio. Non è stato ai patti. E il boss l’ha presa male. Racconta a Postiglione: «Davanti alla Regione l’ho fatto a monnezza l’altro giorno... mancato di rispetto... tu mi vieni a prendere per il culo... qua... la cordata... dentro o fuori... noi siamo due persone serie, pensavo che anche tu eri una persona seria...».
Dopo l’incontro nello studio del ragioniere Aldo Fanizzi, Scaglione non ha mantenuto le promesse. Aveva detto che ne avrebbe parlato con imprenditori amici, che si sarebbe impegnato in consiglio regionale e al Comune. Non è andata così. In quell’incontro, alla presenza di Postiglione e del boss, secondo gli investigatori, «si era impegnato». Il gip Rocco Pavese si era espresso in modo contrario sulla richiesta di arresto, escludendo la «rilevanza penale» nel comportamento del politico.
Scaglione, insomma, si sarebbe comportato da politico. Un atteggiamento che ha infastidito Cossidente. E’ questo che emerge in un’informativa dei carabinieri che il Quotidiano ha potuto consultare in esclusiva.
Il boss è netto. Per lui la trattativa con Scaglione è finita. Dice: «Io per i cazzi miei e tu per i tuoi». Postiglione commenta: «Non lo sopporto». E il boss: «Sono rimasto male perché non è un comportamento corretto... “no ma non è vero perché la cosa sta andando avanti, perché oro si sentono”... dice che si sente ma non so con chi... dice “loro si sentono”, ho detto sì, ma dato che noi il discorso lo avevamo fatto... ho detto sembra che qua la cosa sta... quando sta andando avanti...». Poi parla del Potenza e ribadisce che la trattativa è finita: «Quando finisce il calcio mercato, il 31, il 31 non ho più bisogno di nessuno, perché se questi sono patti, il 31, ho detto, l’amico in comune può prendere anche il Potenza e lo può portare avanti però non è che lo può portare fino a fine cammino... lo vende proprio... e statevi bene, cioè lo cede a un’altra... a chi viene da fuori o a uno scarparo... vende tutto... porterà avanti il campionato per la dignità sua perché rimarrà in C1, poi... però uno vedi se te lo vendi... vendi tutte le cose... ho detto non è un comportamento corretto con i cristiani, tu che sei venuto a sedere là... ho detto quindi quando uno si siede le parole o si mantengono o altrimenti lasciasse perdere, perché tu va a finire che io ti devo calcolare dentro, ti ho detto poca politica... “no ma tu stai offendendo”... sì perché sei un politico per me... quanto rosichi per colpa dei soldi... ho detto sei il solito politico... i politici fanno così... “allora vediamoci lunedì”... ho detto Gigi io non ho nulla da vedere... perché queste storie, queste pagliacciate, queste tarantelle... oggi, domani, io, Giuseppe Postiglione e Santo Nicola, quando uno chiede qualcosa... che non si sta chiedendo un piacere».
Scaglione avrebbe cercato di calmarlo. Il boss riferisce le parole di Scaglione: «No, ma non ti preoccupare, l’impegno c’è con te». Ma Cossidente avrebbe insistito. E’ sempre lui a riferirlo: «Sì, ma fino adesso hai fatto solo chiacchiere... cioè a me mi dà anche fastidio, ti devo chiamare, devo fare... almeno ti chiamo e dici allora sì, no, guarda... ho detto, tengo le palle piene... io quella persona là, ho detto, quello si è andato a umiliare davanti alla televisioni, proprio in virtù del fatto che...». Postiglione interviene: «Piglia schiaffi». Cossidente: «Uno mette in piede una struttura, un’azienda, una squadra... di quello che... di una città si deve umiliare nel senso... ha detto io qua sono... vorrei...». Postiglione: «Una mano...». Cossidente: «Un piccolo aiuto... ho fatto, ma dovessi pensare che uno si umiliasse perché non ha come andare avanti o non ha come mangiare, Gigi, perché ho chiesto a te, hai capito questo ho detto a fine anno Gigi... così si... s compra per certo altrimenti quando parliamo di pulizie ti do subito la metà... è rimasto un po’... cioè non rispondeva... l’ho aggredito un po’... sai cos’è, infame, a me di chiacchiere ormai mi sono rotto... poi sei sempre disponibile con tutti quanti, ti stai attento con quello che viene... e tiene un problema... e allora siete una disdetta... il sistema... sopra a tutti quanti il politico...». La chiacchierata finisce con il racconto del boss che va via e dice a Scaglione: «Quindi adesso sta a te spingere, se vuoi. Altrimenti non fa niente è come se non abbiamo mai parlato... ho detto, Gigi, chiuso».

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