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Due omicidi nel Crotonese, confermata l'assoluzione

Basilicata

La Corte d'Assise d'appello di Catanzaro si è espressa ieri sulla posizione di mario Donato Ferrazzo accusato di essere il mandante di due omicidi confermando la sentenza di primo grado che sanciva la

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La Corte d’assise d’appello di Catanzaro ha confermato oggi pomeriggio l’assoluzione «per non aver commesso il fatto» per Mario Donato Ferrazzo, imputato quale presunto mandante dell’omicidio del vecchio capo della cosca di Mesoraca (Crotone) Ernesto Russo, avvenuto nel settembre del 1990 a Campizzi; e dell’altro omicidio di Tommaso Cavarretta, fatto scomparire a Mesoraca il 5 marzo 1992. Il sostituto procuratore generale Sandro Dolce aveva chiesto per Ferrazzo l’ergastolo, ma il Collegio d’appello ha confermato la sua assoluzione come richiesto dagli avvocati Pietro Pitari e Nino D’Ascola. La sentenza di primo grado per l’imputato fu emessa il 28 dicembre del 2006. Anche allora, davanti alla Corte d’assise di Catanzaro, l’accusa aveva chiesto il carcere a vita per il 47enne imputato, ritenuto a capo dell’omonima consorteria mafiosa di Mesoraca. Ferrazzo, insieme a molte altre persone, finì coinvolto nell’inchiesta condotta dai carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro e del Comando provinciale di Crotone, coordinati dalla Dda di Catanzaro, che nella notte tra il 28 e il 29 aprile del 2004 fecero scattare l'operazione «Restauro» per disarticolare la cosca di Mesoraca, considerata silente ma estremamente pericolosa specie perchè saldamente legata alle principali consorterie 'ndranghetiste del Crotonese. Il materiale investigativo raccolto dai militari consentì al titolare del caso, Dolce, di ottenere dal gip un’ordinanza di custodia in carcere per 15 indagati accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, di tre omicidi e un tentato omicidio avvenuti tra gli anni '80 e '90, di un imponente traffico di droga tra Calabria, Lombardia e Svizzera, e di un traffico di micidiali armi da utilizzare anche per le esecuzioni. A conclusione dell’inchiesta, le persone per le quali la Procura antimafia chiese il rinvio a giudizio erano in tutto 27 di cui tre furono rinviate a giudizio, dieci prosciolte, mentre le restanti chiesero il rito abbreviato. Ferrazzo, oltre che di associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, detenzione e porto in luogo pubblico di pistole e kalashnikov, fu chiamato a rispondere anche dei due omicidi, di Russo e Cavarretta, quale presunto mandante. Nell’indagine gli inquirenti tracciarono la storia della 'ndrina di Mesoraca, dei traffici illeciti e dei rapporti con gli affiliati alle altre cosche del Crotonese, individuando a capo della consorteria proprio «Topolino», come viene anche chiamato Mario Donato Ferrazzo, che per un periodo avrebbe diviso il comando con il cugino Felice Ferrazzo, altrimenti detto «Chiop Chiop». Una cosca che avrebbe avuto il riconoscimento dalla potente locale di Cirò, a fianco della quale si sarebbe schierata nella guerra di mafia che ha insanguinato il Crotonese fino al 1996. La ricostruzione degli inquirenti arrivò fino alle vicende più recenti, alla spaccatura in seno al clan che vide da una parte Mario Donato Ferrazzo e dall’altra il cugino Felice, condotta a colpi di reciproci attentati finchè alla fine, dopo essere scampato a un agguato nel 2000, il secondo venne arrestato per detenzione d’armi e decise di cominciare a collaborare con la giustizia. Proprio il pentito Felice Ferrazzo, nel 2006, è stato condannato per i due omicidi di Ernesto Russo, e di Francesco Caselli, assassinato a Petilia Policastro il 16 maggio del 1990, e lo scorso settembre la Corte d’assise d’appello di Catanzaro gli ha ridotto di quattro mesi la condanna a dieci anni di reclusione avuta in primo grado

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