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Veleni a Palazzo di città sull'urbanistica

Basilicata

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di PIERO QUARTO
E’ UNA STAGIONE di ombre, veleni, sospetti e incertezze che prende la macchina comunale in un momento particolare, quando il potere politico è in pausa e le figure dirigenziali risultano maggiormente responsabilizzate.
La testimonianza di tutto ciò arriva ieri mattina in redazione attraverso una lettera, apparentemente come tante altre ma senza mittente nella quale troviamo quattro fogli di una missiva inviata al commissario prefettizio, al prefetto di Matera, alla Procura della Repubblica, alla Questura e per conoscenza al Ministero degli interni.
La lettera dice che alcuni consiglieri comunali (sul punto torneremo tra poco) si vedono «costretti a denunciare atteggiamenti irregolari che vengono perpetrati da un dirigente comunale, ing. Montemurro.
In particolare vogliamo segnalare che mentre tutti i cittadini sono in attesa del regolamento urbanistico che permetterà la ripresa dell’attività edilizia», un dirigente, citato nella nota, l’ingegner Giuseppe Montemurro, «rilascia a sè stesso una concessione illegittima.
In particolare con concessione edilizia del settembre del 2007 e variante del giugno 2009 è stato autorizzato l’intervento di una unità edilizia in via Lanera».
«Si tratta della demolizione di una preesistente casetta composta dal solo piano terra con conseguente ricostruzione.
Invece è stata autorizzata e quasi ultimata la costruzione di un edificio composto da tre piani fuori terra ed è stato realizzato un piano lavatoio che, secondo la normativa, dovrebbe essere di altezza non superiore a m. 1,80.
Si ritiene», prosegue la lettera, «che quest’ultimo vano tecnico tra l’altro sia di altezza superiore. A prescindere dal fatto che l’opera ricade in zona centro storico con tutela ambientale e che quindi dovrebbe essere maggiormente tutelata sia dal punto di vista architettonico che urbanistico ma la cosa che scandalizza è l’abuso di potere di certa classe dirigente» aggiunge ancora la lettera corredata con tanto di foto della casa in questione.
La missiva è a firma di due consiglieri comunali e noi ci preoccupiamo immediatamente di chiedere un commento al commissario prefettivio Sandro Calvosa che ci spiega: «abbiamo avviato con i dirigenti un accertamento per verificare quanto è successo. Ci stiamo già lavorando da una settimana. Non credo però che sia opportuno gettare ombre e sospetti. Aspettiamo».
Le parole del dottor Calvosa ci lasciano riflettere, in uno scrupolo giornalistico, e mentre proviamo a contattare direttamente il dirigente in questione, chiamiamo anche i due consiglieri comunali presunti firmatari della lettera, Michele Andrulli e Luigi Fiore.
«Io non ne so niente, non so nemmeno di cosa stiamo parlando. Non ho inviato alcuna lettera,» spiega Andrulli che successivamente aggiunge: «mi tutelerò nelle sedi opportune per questa cosa a cui sono completamente estraneo, ho già dato mandato al mio avvocato».
«Non ho mai scritto niente di tutto questo, chiarirò immediatamente una situazione a cui sono completamente estraneo» gli fa eco Luigi Fiore.
In serata riusciamo a parlare anche con Giuseppe Montemurro, il dirigente nominato nella lettera: «apprendo solo ora e da voi di questa vicenda, che non ha, ovviamente alcun fondamento. L’immobile di cui si parla non è neanche di mia esclusiva proprietà. Io non ero ancora in servizio a Matera quando ci fu il permesso a costruire», spiega Montemurro.
«L’accertamento degli atti è facile, auspicabile e possibile sia per la corretta esecuzione dei lavori relativi all’ immobile, sia per la regolarità della procedura posta in essere dall’ ufficio tecnico, avviata in data antecedente al mio arrivo a Matera». Montemurro risponde anche sull’illazione contenuta nella lettera che l’azienda che ha curata i lavori di quell’abitazione sia la stessa che ha ottenuto appalti in Comune: «non ci sono più trattative private ma solo gare e comunque all’impresa aggiudicatrice dei lavori non vi è alcun affidamento da me fatto nel periodo di mia reggenza, tantomeno a trattativa privata». Infine un accenno sui veleni che attanagliano il Palazzo di città: «succede nei cambi di gestione, è sempre così e i dirigenti ne sono spesso l’oggetto. E’ quasi fisiologico».
La lettera è intanto giunta anche in Procura ma a tutti gli effetti è una lettera anonima.
E’ per questo che possiamo ribadire a gran voce che ombre e veleni si addensano sul Comune di Matera. E non è un bel vedere.

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