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Serie D, Rosarno: l'appello del presidente
Varrà: "Vado avanti con tenacia"

Basilicata

Sentito appello del presidente Varrà in merito al caso Daspo: "per fermare la mia sportività mi devono arrestare, ma è meglio morire in piedi che vivere in ginocchio"

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Il presidente del Rosarno ha rilasciato un comunicato stampa incentrato principalmente sul caso Daspo che lo ha interessato queste le parole del massimo dirigente: "Premesso che ho sempre creduto nell' istituzione, questo ingiusto e mirato provvedimento non mi fa cambiare idea: volevo abbandonare la mia carica irrevocabilmente, ma volevo sopratutto una risposta a tutti coloro che mi hanno telefonato per dirmi di non mollare". Varrà, passa poi a spiegare i fatti di Reggio: "In merito alla gara di Reggio Calabria la cosa che mi fa più male è che è stata concessa l' apertura a piacimento dei cancelli esterni, l' ingresso nel rettangolo di gioco di non tesserati e l' aggressione del nostro capitano in prossimità dello spogliatoio, da parte di tre estranei, che si trova ora costretto a dover stravolgere la propria vita, dovendo giocare altrove. Se dovesse essere assolto, chi lo ripagherà di questa ingiustizia? Ci fosse stata una sentenza di un magistrato mi sarei subito dimesso, se ho sbagliato sono pronto a pagare". Il Daspo ricordiamolo, è il divieto ad accedere alle manifestazioni sportive per due anni, in questo caso notificato al presidente Varrà e al figlio Natino (capitano della squadra amaranto) in seguito alla gara Hintereggio-Rosarno, terminata con un parapiglia.

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