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Bruno sulle alleanze: «Il nuovo corso del Pd non è stato discusso ma è da valutare»

Basilicata

Il senatore del Pd Franco Bruno interviene sulle proposte del segretario regionale Guccione in relazione all'organizzazione del partito e alle alleanze verso cui il Pd potrebbe muovere in queste setti

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«Mi pare che le scelte maturate con il nuovo corso impresso dal segretario regionale del Pd, probabilmente in sintonia con la dirigenza romana, chiudono, sostanzialmente, i rapporti con i radicalismi di Idv, con il giustizialismo di chi ha usato la magistratura per fini politici e con quella parte della sinistra calabrese che si è attardata su tali estremismi». È quanto afferma il senatore del Pd, Franco Bruno in un’intervista al sito Demopaper. «Una proposta di coalizione tra Pd, vari satelliti governativi, Udc, e magari, I Sud e l’Mpa – prosegue Bruno – è oggettivamente una novità. Forse non apprezzabile sul metodo, considerato che non è stata discussa in nessuna sede, ma sicuramente da valutare nella sostanza. E la sostanza dice che è già stata cambiata la linea politica. In qualche modo si è superato l’idea che considerava la coalizione uscente come ancora potenzialmente vincente con il conseguente corredo di candidature più o meno naturali». Alla domanda su «quante sono realmente la probabilità concrete di realizzare questa coalizione», il parlamentare risponde «non lo so. Quello che so è che saranno proprio i confini delle coalizioni che determineranno le probabilità di successo dell’uno o dell’altro schieramento. Probabilmente è per questo che registriamo l’ardita architettura di ridurre i confini della coalizione a sinistra mentre si prova ad allargarli contemporaneamente fino all’attuale maggioranza nazionale. Sarebbe stato interessante verificare prima la compatibilità programmatica su grandi temi e su grandi opzioni, tipo il Ponte sullo stretto, la città metropolitana di Reggio Calabria, il sistema istituzionale regionale troppo leaderistico, la legge elettorale regionale e la doppia preferenza, la detassazione per le famiglie, il no al nucleare in Calabria, l’idea di sviluppo». «A me pare – prosegue Bruno – che questa alleanza sia chiaramente suggerita dal livello romano. Può darsi che Guccione, diligentemente, esegua bene uno spartito scritto in altri posti, che lui magari ha contribuito ad elaborare ma che, comunque, è concordato al di fuori dei tavoli dei partiti e della coalizione regionale. Se posso dare un consiglio al segretario gli suggerirei di mettere bene in chiaro pubblicamente i livelli di corresponsabilità. Queste operazioni quando non riescono lasciano sul campo solitari responsabili formali. Ed oggi in Calabria nessuno può avere certezze che un’alleanza siffatta si possa realizzare concretamente». In relazione alle primarie, a giudizio di Bruno «se prevale la logica del primo le alleanze e della nuova coalizione credo che ci sia già qualcuno, in Calabria, disposto a sacrificare la novità. Ovvio che in quel caso si apre una partita che va ben al di là dell’attuale gruppo dirigente. Anzi, considerate le dichiarazione più volte registrate sulla discontinuità e sul rinnovamento al Sud, credo proprio che si cercherà una guida all’esterno del gruppo degli attuali dirigenti politici. Forse sarà proprio la malcelata ambizione di qualche dirigente locale il grimaldello con cui da Roma proveranno a scardinare la consultazione regionale sui candidati ed imporre qualche nome più funzionale. In alternativa vedo solo primarie». Sull'esperienza di Rutelli e Tabacci, il senatore Bruno dice “credo che una situazione come quella calabrese possa interessare molto Alleanza per l’Italia. A noi interessa guardare con attenzione a quanto succede nel movimento di Rutelli, in particolare agli aspetti di contenuto 'confederalè. Una reale autonomia territoriale, in tempi di regionalismo e federalismo spinto, potrebbe rivelarsi una strada preziosa per una regione come la Calabria che rischia sempre più l'isolamento come ha dimostrato il mio solitario voto contrario sul federalismo. Ma non si era detto disponibile a sottoscrivere un patto in cui chi perdeva il Congresso non lasciava il PD? Certo. Peccato che sto ancora aspettando una risposta che non arriverà mai. Ogni giorno veniamo a conoscenza di persone che fanno parte di altri gruppi consiliari, che hanno votato altri partiti, che non versano un euro al partito, che si sono candidati in altre liste, che discutono di assessori e incarichi per conto proprio, che di giorno trattano col PD come movimenti autonomi e di sera diventano dirigenti che decidono per questo partito o per le sue garanzie. Ogni giorno ci viene confermato che tutto questo è tollerato quando non favorito. È evidente che quel patto non interessava e non interessa nessuno».

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