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Calcio connection, spunta negli atti la faida nell'Udeur

Basilicata

Tra le partite e le scommesse, anche le telefonate tra Scaglione e i suoi compagni di partito. Il consigliere Roberto Galante passa con la Mastrosimone e loro vogliono «mettere in mezzo a una strada»

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di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - In quel periodo erano convinti che qualcuno stesse tramando per spaccare il partito. L’Udeur era appena uscito dal tritacarne della procura di Torre Annunziata e il suo leader Clemente Mastella dimettendosi aveva fatto cadere il governo di Romano Prodi. In Basilicata «i voti centristi e mastelliani non si possono spostare altrove e con queste manovre», avevano proclamato all’ombra del Campanile.
E mentre il consigliere regionale Luigi Scaglione sosteneva sui giornali nazionali che in terra di Lucania «si marciava compatti», in realtà a telefono organizzava quella che i carabinieri del nucleo investigativo negli atti della calcio connection definiscono una «ritorsione». Perché Roberto Galante, giovane consigliere comunale, aveva partecipata a una riunione segreta che puzzava di scissione. Poi è finito nel partito di Antonio Di Pietro, ma è un’altra storia.
Quella finita nel fascicolo del patron del Potenza Sport club è, invece, una storia di tradimenti e di trame oscure. Il giovane traditore la doveva pagare. Come? «Mandando via dal Comune la sorella... così lui si troverà in mezzo alle mazzate». La sorella è una lavoratrice di categoria protetta e loro lo sanno, perché se lo dicono a telefono.
Il procedimento penale trae origine dalla denuncia di una sindacalista dell’Ugl che, in qualità di rappresentante sindacale dell’Acta, che letteralmente sta per Azienda comunale per la tutela ambientale, denunciava le circostanze di un fatto «illecito asseritamente commesso da alcuni dirigenti dell’Acta», scrivono i carabinieri. La sindacalista, nella sua denuncia, fa riferimento all’assunzione di un’operatrice ecologica, Maria Rosaria Galante, che «non aveva mai, di fatto, espletato questa funzione», bensì, con decreto del direttore dell’epoca, l’ingegnere Silvio Ascoli, era stata temporaneamente trasferita al Comune di Potenza per svolgere «una funzione di raccordo tra i due enti».
I carabinieri svolgono i primi accertamenti sommari e scoprono che: «L’unità di direzione ambiente, energia e qualità urbana del Comune non emana specifiche direttive quotidiane circa le attività svolte dall’Acta, ma si limita a incontri periodici con l’azienda per la verifica e la programmazione del piano programma». E che: «Maria Rosaria Galante è la sorella del politico Roberto Galante, consigliere comunale dell’Udeur».
Rosa Mastrosimone, in quel momento, è il commissario regionale dell’Udeur. E Galante decide di restare con lei. Scaglione e company, invece, fondano i Popolari uniti.
Come in tutte le inchieste che si rispettino ci sono le intercettazioni telefoniche. In questo caso, secondo i carabinieri del capitano Antonio Milone, «danno una inequivocabile chiave di lettura». Le telefonate, intercettate sul telefono del consigliere regionale Luigi Scaglione, «sono incentrate - scrivono i carabinieri - sulla discussione relativa all’abbandono dell’Udeur da parte di Roberto Galante». Scaglione chiama Gaetano Dapoto. «Senti compà, preparati alla candidatura che mo gli devi dare uno schiaffo morale a Galante». Dapoto chiede: «Ma si è buttato dall’altro lato?». Scaglione: «Sì... se ne è andato con, con i traditori, ma noi lasciamolo fottere». Dapoto: «Ma con chi è andato? Chi sono?». Scaglione: «Solo lui... secondo me questo cretino, la donna (che per i carabinieri è Rosa Mastrosimone ndr) gli ha detto “ma tu poi farai il candidato alla Regione, sei il capolista dell’Udeur alla Regione”. Questo è pazzo, ’sto ragazzo... ma è l’unica cosa che gli avrà potuto dire... hai capito, perché questo... questo è partito con il cervello. Stasera ho chiamato a Raffaele Zaccagnino. Ho detto, “Raffaele, te lo voglio dire, piglia le distanze perché noi da domani non gli facciamo sconti, quando uno ti abbandona a livello di rapporti personali e umani, non c’entra più niente la politica”... ha detto, ma questo cretino, io gli ho detto ubito l’altro giorno... io vado dove vanno gli amici miei da 40 anni, pure se vanno con il ciucciariello io vado con il ciucciariello, quindi... ho detto, il soggetto è questo... è malato». Dapoto: «Ma questo è un cretino... allora perché, ma tu già immagini, allora ti posso dire una cosa, lo sai che l’avvocato Molinari ha chiesto a un po’ di amici... ma che è successo fra Dapoto e Galante? Ma no, ma quello non è successo niente, ma tu non ci sono problemi... Gigi... e quindi si è schierato lui, perché gli hanno detto che poi ti presenti con l’Udeur alla Regione?». Scaglione: «Ma penso che così gli avrà detto la donna (Rosa Mastrosimone ndr) intanto prima devono fare le elezioni comunali e provinciali». Dapoto: «E sì...». Scaglione: «Ma è un pagliaccio questo ragazzo». Dapoto: «Il problema è questo... perché gli avete dato troppo... non gli dovevate dare niente». Scaglione: «Sì, sì... hai ragione. Lo abbiamo sempre detto... ma uno... ma se l’altra mattina era dall’assessore (i carabinieri ritengono che «probabilmente faccia riferimento ad Antonio Potenza» ndr) a chiedere piaceri... ma tu che ne sai?». Dapoto: «Ma voi adesso sai che dovete fare... dovete tornare tutto come era una volta... tanto la sorella là è in prestito, non è definitiva». Scaglione: «Certo, certo, certo». Dapoto: «Deve tornare dove era prima». Scaglione: «E’ normale». Dapoto: «S’imparano... hai capito?».
Poi, più tardi, Michele Graziadei, all’epoca anche lui consigliere comunale dell’Udeur, rinfaccia a Scaglione di aver introdotto Galante nel partito. Graziadei: «Ma com’è che succedono i fatti e non mi dici niente?». Scaglione: «E che fatti dovevano succedere?». Graziadei: «Il fatto di Roberto Galante... sono tutti soggetti che porti tu». Scaglione si giustifica: «Io, infatti, ho preso i due sponsor che me lo hanno portato e gli ho detto... vi comunico che accade questo». Graziadei: «Ma perché ha fatto una cosa di questa... pensa di prendere una cosa di soldi in più facendo il capogruppo?». Scaglione: Questo tre giorni fa era da tonino Potenza a chiedere cose anche antipatiche che oggettivamente, dice Tonino...». Graziadei: «Quello fa sempre così». Scaglione: «Dice Tonino, ma questo veramente pensa...». Graziadei: «Ma pure a me, tante volte, tu sei capogruppo... mi devi fare questo». Scaglione: «Michele, quello, ma io li conosco da una vita, quello, fra l’altro, poi lavora... la sorella ha pigliato il posto di lavoro». Graziadei: «e sì... è chiaro». Scaglione: «E’ categoria protetta». Graziadei: «Dobbiamo vedere la sorella di Galante che cazzo devono fare...». Scaglione: «E la sorella di Galante andrà da Galante a chiedere di farsi proteggere insomma... che cazzo ti voglio dire...». Graziadei: «E va bene». Scaglione: «Ti voglio dire che eri hanno ufficializzato... io ti do la notizia in anteprima. Ti voglio dire che ieri hanno ufficializzato la loro riadesione a noi... il gruppo di Pennacchio... Lo Sasso, il ragazzo, quello che sta all’Acta, che poi è consigliere comunale a Baragiano...». Alle otto di sera chiama Massimo Maria Molinari, all’epoca assessore comunale. Scaglione gli dà la notizia: «Roberto se ne è andato con lei». Il nome della Mastrosimone a telefono non lo fanno mai. La chiamano «la donna» o «lei». Ci pensano i carabinieri ad annotare che gli interlocutori parlano del commissario dell’Udeur.
Molinari ha già capito Scaglione dove vuole arrivare e risponde: «Quindi la sorella la posso mandare, domani mattina?». Mandare. Secco. E Scaglione: «Esattamente, è la prima cosa che devi fare... embè, per forza». Molinari: «Oh, però, ieri sera è venuta la sorella». Scaglione: «Te l’avevo detto». Poi sembra dispiacersi. E dice: «Certo, la sorella, che ti voglio dire, povera figlia, si troverà pure in mezzo alle mazzate... però... che ti devo dire... che ti devo dire...». Molinari: «Se no, cacciate a mio fratello... ah ah ah». I carabinieri sottolineano: «Ride». Scaglione: «Che fai?». Molinari: «No, sto scherzando». Scaglione: «Caccio a te, perché devo cacciare...». Molinari: «Che me ne fotte, sai quanto me ne fotte...». Tanto è la sorella di Roberto Galante. Disabile.

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