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Potenza-Marcianise, le tre anomalie

Basilicata

Negli atti della procura antimafia i sospetti su una strana sconfitta in casa rossoblu. Giocatori fuori rosa, l'esonero di mister Capuano e il suo ritorno

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di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - Due difensori, forse tre, restano fuori rosa «per gravi motivi». Poi, però, dopo l’esonero di mister Eziolino Capuano vengono stranamente reintegrati. Dopo qualche settimana torna in panchina anche mister Capuano. Sono le tre anomalie della partita Potenza-Marcianise.
«In relazione a quanto delegato verbalmente, a conferma delle dichiarazioni rese da Ezio Capuano relativamente ai rapporti intercorsi tra Luca Evangelisti e il direttore generale Vittorio Galigani, risulta che quest’ultimo è stato direttore generale del Taranto calcio dall’anno 2004 al mese di gennaio del 2009, periodo in cui ha rassegnato le dimissioni, mentre Luca Evangelisti ha rivestito la carica di direttore sportivo del club pugliese dall’anno 2006 al novembre 2007, quando venne esonerato dalla società per poi transitare, nel gennaio del 2008, nel team tecnico del Martina Franca».
La nota dei carabinieri del nucleo investigativo di Potenza - che il Quotidiano ha potuto vedere in esclusiva - è del 30 settembre.
Dieci giorni prima era stata disputata una delle tre partite che la procura antimafia sta esaminando: Potenza-Marcianise. Il sostituto procuratore antimafia Francesco Basentini ritiene che sia «certa la correlazione con due peculiari situazioni»: un giro di scommesse sui risultati delle partite di calcio e «singolari pregressi rapporti di Giuseppe Postiglione con personaggi legati al mondo delle scommesse».
Cosa è accaduto per Potenza-Marcianise? Il magistrato riscontra «una certa assonanza oggettiva con quanto accaduto in occasione della partita Potenza-Salernitana». Gli investigatori ricostruiscono così l’accaduto: «I fatti del 20 settembre 2009 si sono svolti in forma non dissimile. A fronte delle minacce ricevute, il presidente del team potentino, coadiuvato dal nuovo direttore generale Vittorio Galigani (che non sarà sentito questa settimana, come invece scritto da alcuni giornali ndr), si prodigava per indurre l’allenatore Ezio Capuano a rinunciare a due importanti pedine della difesa, Antonio Vanacore e Giovanni Langella, il primo dei quali di fatto già indisponibile (poi reintegrato e rimasto fuori per una scelta tecnica del mister ndr)». Al Quotidiano risulta che anche un altro difensore era escluso dalla rosa: Agatino Chiavaro, ufficialmente fuori per accertamenti cardiaci, ma tirato in ballo da Langella nel corso di una intervista radiofonica. Gli investigatori non ne fanno riferimento. E mister Eziolino Capuano, sentito dai carabinieri del capitano Antonio Milone, si limita a dire che aveva «parecchi giocatori di rilievo assenti». E che fu costretto «ad approssimare un modulo difensivo poco efficace». Secondo mister Capuano fu il direttore generale Vittorio Galigani a far sì «che finissero fuori rosa Vanacore e Langella». Qualcuno disse al mister che era «per motivi gravissimi». Quali? Ma non è l’unica anomalia. Sempre secondo mister Capuano «gli stessi giocatori furono poi reintegrati nella squadra». Perché? Ecco cosa ricostruiscono gli investigatori: «La forzata rinuncia, di fatto imposta all’allenatore, era stata collegata dalla dirigenza potentina a presunti e mai chiariti gravi motivi. A fronte dei suggerimenti proposti, l’allenatore Capuano si vedeva costretto a non schierare Langella, procurando un notevole scompenso tecnico difensivo della squadra potentina che, non a caso, subiva la sconfitta per due a zero». E qui si verifica la terza anomalia. E’ sempre la ricostruzione degli investigatori: «Il giorno dopo l’incontro, a fronte delle manifestate proteste del tecnico nei confronti della dirigenza, Capuano viene esonerato. A distanza di qualche settimana viene però richiamanto a dirigere la panchina». Il magistrato antimafia li definisce «indizi». Perché la vittoria del Marcianise, ultima in classifica, i bookmakers la davano a 6,50. «Un risultato molto appetibile per gli scommettitori», commenta il magistrato. Secondo il capitano Milone, invece, «le irregolarità commesse da Postiglione - si legge nell’ultima informativa depositata in procura - non possono ritenersi disgiunte da quello che, a ragione, appare un contesto improntato, in buona parte, a una consueta pratica di sordidi accordi tra le società calcistiche il cui tratto d’unione sembra essere rappresentato da Luca Evangelisti. La sua figura e la sua presenza fattiva ricorre sia nei già descritti episodi di combine dell’incontro con la Salernitana, ma anche e soprattutto in tutte le circostanze in cui Postiglione si muoveva verso i paesi della riviera adriatica ove, si è accertato, ritenevano di effettuare scommesse di ingenti somme di denaro su pronostici di incontri di calcio di cui Evangelisti, conosciuto negli ambienti come “Capa di bomba”, pare conoscesse già preventivamente i risultati concordati». Al centro dell’inchiesta, insomma, c’è “Capa di bomba”. E, da qualche tempo, agli investigatori interessano i suoi rapporti con Vittorio Galigani. «In sostanza - scrive il magistrato antimafia - si tratta di due personaggi che hanno militato in diverse squadre del campionato di C1, conoscendone nel dettaglio le dinamiche e le logiche». E ancora: «Il dato alquanto singolare - scrive il pm Basentini - è che almeno tre delle partite su cui Postiglione tra l’aprile e il settembre del 2008 fece le sue illecite scommesse riguardavano proprio il Taranto calcio e in tutte e tre dirigente generale era appunto Galigani». Sono solo sospetti? Alimentati, di certo, dalle dichiarazioni di mister Capuano. Scrivono gli investigatori: «Secondo quanto affermato da Capuano è stato anche Galigani, insieme a Postiglione, a fare le indebite pressioni affinché in occasione di Potenza-Marcianise non venissero schierati in campo alcuni giocatori, tra cui Langella, segno questo di una certa condivisione di intenti tra il presidente e il suo direttore generale». Ma perché resta fuori proprio Langella? E’ ancora una volta mister Capuano a dare un suggerimento agli investigatori: «Il tecnico - scrive il pm antimafia - ha dichiarato di aver ricevuto direttamente da Galigani una confidenza secondo cui Langella era considerato un uomo senza moralità poiché qualche anno prima, militando nell’Ancona, in occasione della partita Taranto-Ancona si era fatto comprare per cinque mila euro per dare un aiuto al Taranto, agevolandone la vittoria». E’ per questo motivo che mister Capuano lo lascia in panchina. Poi, però, dopo il suo esonero, scopre che Langella è di nuovo in squadra. Una banale scusa? E’ quello che stanno cercando di capire gli investigatori.

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