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Il COMMENTO
Il richiamo del Papa e i giornali

Basilicata

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di OTTAVIO ROSSANI
Il richiamo di papa Ratzinger sul male che ogni giorno viene esposto sui giornali, nelle televisioni, in tutti i mass media, non solo è vero, ma è anche talmente provocatorio che qualcuno - saputello - potrebbe sentenziare: “Lo dico da tanto tempo, i giornali sono un mare di sciocchezze, anzi di falsità. Se con ci fossero, il mondo sarebbe migliore”. Quante volte, in passato abbiamo sentito opinioni simili scorrere anche all'interno delle redazioni dei giornali. Ma soprattutto nelle stazioni, nei treni, nei bar. Quante volte abbiamo sentito dire: “i giornalisti? Raccontano falsità a beneficio di questo o quel potere forte”. Sui giornali e sui giornalisti si è sempre detto che sono cinici, approssimativi, opportunisti, in fondo inutili. Anche grandi pensatori e grandi scrittori, nelle loro più raffinate riflessioni, hanno criticato i giornali e i giornalisti. Qualche esempio? Il più grande critico dei giornali forse è stato Honoré de Balzac: nelle sue “Illusioni perdute” ha ironizzato sui giornali e sulla stampa a più non posso. Nella sua epoca, la Francia della prima metà dell'Ottocento, il panorama “parigino” della stampa era abbastanza compromesso con le ascese rapide e immotivate di “nuovi” ricchi. (Gli stessi anni, pressappoco, di Stendhal, che nel 1927 scrisse “Il rosso e il nero” che narra la discutibile ascesa di Julian Sorel). Scrive, dunque, Balzac, in un passaggio narrativo: “Il giornalismo è un inferno, un abisso d'iniquità, di menzogne, di tradimenti, che non si può traversare e dal quale non si può uscire puri a meno di essere protetti, come Dante, dal divino alloro di Virgilio” . E’ evidente che l'autore della Comédie humaine ha anticipato di più di un secolo il grido di dolore di Benedetto XVI dalla tribuna di Piazza di Spagna, dove rendeva omaggio alla statua dell'Immacolata. Ma gli intellettuali che hanno demonizzato i giornali e i giornalisti sono stati un'infinità lungo la storia recente. Vale per tutti Karl Kraus, il più grande scrittore di aforismi, ma anche imperterrito giornalista che da solo scriveva e firmava con vari pseudonimi una rivista settimanale a Vienna. Tra le tante accuse che scagliò contro la stampa, ecco due perle tratte da Detti e contraddetti: “I giornali hanno con la vita all'incirca lo stesso rapporto che hanno le cartomanti con la metafisica” e da Poesie: “Tutti vorrebbero fare un giornale/ se non occorresse altro che inchiostro tipografico./ Non basta saper non pensare:/ bisogna anche saper esprimere l'assenza di pensiero”. Tutto questo fa il paio anche con l'arguzia di Indro Montanelli quando scrisse: “Bravo giornalista è quello che sa spiegare agli altri ciò che egli stesso non ha capito”. Insomma, il giornalismo, secondo queste reminiscenze letterarie, sarebbe la fabbrica della menzogna quotidiana. Oggi che il giornalismo si fa non solo sui giornali stampati, ma con tutti gli altri mezzi messi a disposizione dalla tecnologia (compreso Internet), è molto grande il rischio che si accrediti il concetto, molto più di ieri, che tutti i giornalisti sono imbroglioni e avventurieri. Il Papa ha detto che giornali, radio, televisioni sono “colpevoli di intossicare i cuori, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono”. E ancora: “Ogni giorno attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci”. È vero. Non si può certo sostenere che non sia vero, questo doloroso processo. Conosco molte persone che quando nei telegiornali si presentano e si commentano le notizie di cronaca nera, cambiano canale. Ma milioni di persone, al contrario, aspettano proprio e solo quelle: notizie che in molti soddisfano curiosità morbose e istinti primordiali risvegliati. Nella mia storia professionale, mi è capitato di avere a che fare con capiredattori che chiedevano le foto macabre del morto, altrimenti non pubblicavano la notizia o che cinicamente chiedevano al cronista: “vai a casa della madre della vittima e non tornare senza l'intervista e la foto”. Giornalismo vecchio, passato? Forse. O meglio, oggi il giornalismo si è trasformato: e i responsabili dei giornali o radio o televisioni chiedono ai redattori la “fattura” di articoli o montaggi di video o interviste in cui il fatto diventi “spettacolare”. Nessun giornale fino a 20 anni fa pubblicava otto/dieci pagine dedicate alla politica. La degenerazione (che poi significa “eccesso”, “overdose”) ha stancato il pubblico. I giornali vendono sempre meno. Tv e radio hanno anche perso seguito. Si salva ancora la radio, che ha saputo in genere mantenere una certa sobrietà e anche maggiore serietà. Non si può però generalizzare. Non si può dire: allora pubblichiamo solo storie di “bontà”. Sarà vero che in tempo di decadenza spirituale, morale, politica, il “ bene” fa notizia. Ma il giornalismo, sin dalle lontanissime “gazzette”, è nato e si è sviluppato perché rendeva conto delle malefatte degli irresponsabili, delle truffe, delle illegalità, dei delitti. Il bene, il comportamento legale, l'esercizio dei diritti umani e civili, dovrebbero essere la realtà quotidiana, la normalità, che perciò stesso non dovrebbe “fare notizia”. Se oggi la solidarietà fa notizia, se la beneficenza, la carità, l'amore, la convivenza civile, fanno notizia, vuol dire che la realtà non è questa del “bene” messo in prima pagina, vuol dire che la vera realtà occulta è quella illegale e perversa nei pensieri e nei comportamenti. Io accetto il monito del Papa, ma temo, fortissimamente temo, che non siano i giornali a intossicare la gente, ma che sia la gente senza coraggio e senza qualità a far diventare la stampa qualcosa di negativo. E se la gente pensa che tutta l'informazione sia intossicata, povero nostro Paese che ancora una volta ha bisogno di eroi.

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