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Potenza allarga i confini

Basilicata

Approvate dal consiglio comunale le linee guida della "città metropolitana": un enorme territorio che comprende il capoluogo e nove paesi. La minoranza non si oppone.

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di SARA LORUSSO
Quella che il sindaco Santarsiero indica come una «giornata storica» è il momento in cui la città di Potenza compie un primo passo verso un nuovo modello di sviluppo. Certo, l'approvazione del documento di sintesi in cui sono contenuti gli indirizzi generali alla stesura del piano strutturale metropolitano (un modello di sviluppo in rete, tra servizi e offerta, che mette insieme Potenza, Anzi, Vaglio di Basilicata, Avigliano, Pignola, Tito, Picerno, Pietragalla, Ruoti, Brindisi di Montagna) non è che il lancio del progetto «di cui si avrà consapevolezza forse tra dieci anni». Ringrazia tutti, maggioranza e opposizione. La sfida è reale, è l'occasione per stabilire «un nuovo percorso di crescita territoriale e socio-economica». La città di Potenza, se le idee troveranno giusta attuazione e concertazione (non si potrà prescindere dalle priorità dell'hinterland), «è destinata a cambiare radicalmente». In meglio. E', allora, «anche una sfida culturale». Lo sanno bene tutti in aula, lo si vede dai toni e dall'andamento del dibattito. Ma sarà l'opposizione a cogliere un “dato”. In attesa di poter dare un voto favorevole - dirà Giuseppe Molinari, coordinatore dell'opposizione - se le sollecitazioni troveranno adeguata accoglienza - la minoranza si astiene. Peccato, allora, che in aula «non siano presenti diverse sigle della coalizione di maggioranza», farà notare Michele Napoli (Pdl). Se la città capoluogo deve avere un ruolo, «questa è l'occasione da cogliere». Anche con la presenza.
Che poi è quanto hanno chiesto a gran voce in tanti. Quello varato non è che un indirizzo generale: adesso, in commissione, negli uffici, in aula, va riempito di contenuti, dettagliando quale forme lo sviluppo vasto dovrà trovare (come distribuire servizi e infrastrutture? quali priorità? come evitare inutili duplicati di strutture?).
«Avremmo preferito - dice Rocco Coviello (Pdl) - che il documento non arrivasse come una sorta di “pacchetto chiuso” ai consiglieri», avrebbero voluto dare delle indicazioni politiche di priorità (Antonino Imbesi, Pdl) già nella stesura degli indirizzi generali. E c'è chi spiega che forse nell'area vasta dovrebbero essere ricomprese anche altre zone: evidente, in fondo, «la continuità con Baragiano e con Campomaggiore (Salvatore Lacerra, Mpa)».
Il psm, quell'«intuizione felice riconosciuta anche dal centrodestra» ha bisogno di tempo, di riconoscere alcune necessità per il territorio potentino («Non è banale, bisogna pensare anche a un'area per lo svago e gli spettacoli itineranti», dirà Nicola Becce, del Pdl).
E poi c'è la vecchia questione della “tempistica”. La sollecitazione di Angelo Laieta (Dec) era arrivata tempo fa, già in sede di regolamento urbanistico: «Va bene il piano metropolitano, ma la legge ne prescrive uno comunale. Soprattutto visto che il Ru ha travalicato i propri compiti normando più dell'esistente». Ma no, «il psm non è prescrittivo - rassicurerà Rocco Fiore (Pd) - Nè l'innovazione costruita sul coordinamento sovra-comunale può trasformarsi in un limite». E', invece, l'occasione.
L'orizzonte per la città si fa largo e il presidente della Terza commissione consiliare, che adesso sarà impegnata nella discussione sulle prime bozze di preliminare al psm, Beniamino Straziuso (Pd) dettaglia: il punto «è trasformare quest'area centrale della Basilicata in un sistema baricentrico, per un momento di coesione e di rivitalizzazione delle aree interne», con sguardo al Mezzogiorno.
C'è bisogno di un lavoro sinergico per cogliere l'importante risultato (Mario Cerverizzo, Pd), c'è bisogno di inserire la nuova area che conterà oltre 120 mila abitanti in una svolta culturale (Antonio Smaldone, lista “Con Santarsiero”).
E adesso che Potenza sia apre al ruolo di coordinamento (ma non di prevaricazione) sul circondario «sia nuovamente riconosciuto il ruolo che le spetta, ma anche nel sostegno finanziario degli enti sovraordinati (Molinari)».
Il futuro strategico di questa città, così, non è più confinato nell'urbano: è il segretario cittadino del Pd, Giampaolo Carretta, a rilanciare «la sfida colta da questa amministrazione: significa sviluppare un percorso che sa di scommessa, è vero, ma che ha obiettivi reali». Purchè - farà eco il capogruppo del Pdl, Fernando Picerno - ai cittadini si diano «risposte concrete».
Lo aveva spiegato l'assessore all'Urbanistica relazionando in avvio di seduta. «Sarà una città non più chiusa in se stessa, in grado di competere con i sistemi complessi della produzione, del turismo, della cultura». Una scelta che, però, paga qualche ritardo, già compiuta altrove nel Paese e in Europa. Ecco allora l'invito ad arricchire questo progetto metropolitano. E chissà che la ratifica del psm, tra qualche tempo, possa trovare spazio in un grande consiglio comunale allargato a tutte e dieci le assemblee cittadine interessate. Arriverà presto ancora il confronto con le altre amministrazioni: aspettative, prerogative, vocazioni. In cerca di futura integrazione e collaborazione. Meglio se vasta.

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