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Why Not, richiesta di rinvio
a giudizio per 52 persone

Basilicata

La pubblica accusa ha richiesto il rinvio a giudizio per 52 persone ed il totale proscioglimento per otto

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Una richiesta di rinvio a giudizio per 52 persone ed una di totale proscioglimento per altre otto. E' il bilancio delle richieste effettuate dalla pubblica accusa all’udienza preliminare seguita all’inchiesta «Why not», su presunti gravi illeciti nella gestione dei fondi pubblici in Calabria.
Udienza che prosegue secondo la via ordinaria per 60 dei 98 indagati dell’inchiesta, mentre i restanti 38 hanno già chiesto il giudizio abbreviato.
È stato il sostituto procuratore generale Massimo Lia ad iniziare la requisitoria, ieri, affrontando il primo capo d’accusa, l'associazione a delinquere, ed altri sei capi riguardanti reati-fine, e chiedendo i primi due proscioglimenti totali per Cristina Sanesi e Antonio Pizzini.
Oggi ha concluso la discussione il collega Eugenio Facciolla, che ha affrontato il restante lunghissimo elenco di capi d’imputazione.
La richiesta di rinvio a giudizio ne comprende 48 in tutto, con accuse che complessivamente vanno dall’associazione per delinquere, all’abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode nelle pubbliche forniture, peculato, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, istigazione alla corruzione, estorsione, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, fino a contestazioni minori in materia di lavoro.
Il pg Facciola ha chiesto il proscioglimento totale per Rosario Calvano (cui era contestato il solo capo 13 della rubrica), ed inoltre per Michelangelo Spataro, Filomeno Pometti, Michele Montagnese, Luciano Vigna, Pasquale Marafioti (tutti componenti del Consiglio d’amministrazione della società «Tesi», cui era contestato il solo capo 20 della rubrica).
Il magistrato, che si è soffermato più a lungo su alcune figure «emblematiche» del funzionamento del sistema criminoso delineato nel quale, come aveva già detto Lia, i politici intervenivano per guadagnare voti attraverso la «sistemazione» delle persone, ha sollecitato infine in giudice dell’udienza preliminare Abigail Mellace a mandare sotto processo tutti gli altri accusati.
La richiesta, dopo l'intera requisitoria di Lia e Facciolla, è stata avanzata per: Nicola Adamo, Pietro Andricciola, Domenico Basile, Gianluca Bilotta, Rosario Caccuri Baffa, Francesco Capocasale, Ernesto Caselli, Giorgio Cevenini, Pasquale Citrigno, Nicola Costantino, Aldo Curto, Nadia Di Donna, Giovanni Dima, Gennaro Ditto, Alfonso Esposito, Saverio Fascì, Giancarlo Franzè, Roberto Fusco, Dionisio Gallo, Antonio Gargano, Antonino Giuseppe Gatto, Francesca Gaudenzi, Raffaele Giannetti, Giuseppe Gentile, Fiorino Gimigliano, Mario Gimigliano, Luigi Incarnato, Emilio Innocenzi, Emilia Intrieri, Domenico Lemma, Pier Luigi Leone, Rocco Leonetti, Marino Magarò, Clara Magurno, Rosalia Marasco, Antonio Mazza, Caterina Merante, Francesco Morelli, Giuseppe Ennio Morrone, Giuseppe Pascale, Renato Pastore, Salvatore Perugini, Mario Pirillo, Cesare Carlo Romano, Alberto Vincenzo Antonio Sarra, Fabio Schettini, Francesco Maria Simonetti, Diego Tommasi, Renzo Turatto, Luigi Vacca, Antonio Viapiana, Domenico Vizzone.
Giovedì, venerdì e lunedì prossimi sono previsti gli interventi dei numerosi difensori delle 60 persone le cui posizioni sono state fin qui prese in considerazione. Inizieranno il 15 febbraio, invece, i giudizi abbreviati nei confronti di: Antonio Saladino, ex leader della Compagnia delle opere in Calabria e principale indagato di «Why not».
Agazio Loiero, presidente della Giunta regionale della Calabria; Giuseppe Chiaravalloti, ex governatore calabrese; e poi ancora Gianfranco Luzzo, Sergio Abramo, Nicola Durante, Vincenza Bruno Bossio, Francesco Saladino, Saverino Saladino, Giovanni Lacaria, Antonio Alessandro La Chimia, Aldo Pegorari, Giuseppe Antonio Maria Lillo, Mario Alvaro, Pasquale Anastasi, Sabatino Savaglio, Eugenio Luigi Conforti, Lucia Sibiano, Raffaele Bloise, Luigi Muraca, Gianpaolo Bevilacqua, Maria Teresa Fagà, Carmine Aloisio, Mariangela De Grano, Francesco De Grano, Giuseppe Fragomeni, Antonio Michele Franco, Tommaso Loiero, Francesco Lucifero, Vincenzo Gianluca Morabito, Pasquale Maria Tripodi, Peppino Biamonte, Franco Nicola Cumino, Nicola Garagozzo, Pietro Macrì, Filippo Postorino, Mario Scardamaglia, Rinaldo Scopelliti.
L’inchiesta «Why not» fu avviata nel 2006 dall’allora sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi de Magistris e poi avocata dalla Procura generale di Catanzaro, e conquistò la ribalta delle cronache soprattutto per il coinvolgimento dell’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, la cui posizione è stata archiviata nell’aprile dello scorso anno, e dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, per il quale l’Ufficio gip ha disposto l’archiviazione a fine novembre.

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