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Sede del Parco: è polemica rovante

Basilicata

I sindaci Borneo e De Luise contro le dichiarazioni di Franco Mattia. Il primo cittadino di Spinoso: «Non abbiamo bisogno di lezioni da nessuno»

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di FRANCESCA GRESIA Si alimenta il fiume di polemiche che si lega alla scelta delle sedi del Parco Nazionale Val d'Agri-Appennino Lucano, mentre si attende l'incontro a porte chiuse che i tre sindaci Spinoso, San Chirico Raparo e San Martino D'agri avranno con il commissario Totaro il prossimo venerdì 18 dicembre.
Come evidenziato dal vice presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Franco Mattia (Fi-Pdl): «Più che sostenere richieste di parte, alimentando solo aspettative inutili, come se gli uffici del Parco risolvessero problemi che hanno bisogno di altre soluzioni da ricercare in altre istituzioni, e provocare divisioni tra comunità locali che non hanno alcun motivo di esistere, è necessario da parte degli amministratori locali dimostrare nei fatti maggiore responsabilità istituzionale e collaborare concretamente con il commissario del Parco in questa fase delicata di implementazione sul territorio».
E non mancano anche riferimenti alle precedenti polemiche per la nomina del presidente, poiché aggiunge Mattia: «Con la scelta delle sedi istituzionali, infatti, è sin troppo evidente che si punta a superare ritardi dovuti non certo a responsabilità del commissario che, come è noto, è stato oggetto di un'estenuante battaglia politica, di cui si poteva certamente fare a meno, da parte della Giunta regionale a seguito della sua nomina ad opera del ministro dell'Ambiente. Spetta adesso a tutte le istituzioni, a cominciare da Regione e Provincia sino alle Amministrazioni dei Comuni compresi nel Parco adoperarsi per recuperare quel clima di cooperazione solidale e propositiva necessario a definire le prime misure d'avvio dell'attività dell'Ente». Ma i sindaci non ci stanno e replicano. «Credo -afferma Pasquale De Luise, sindaco di Spinoso - che i sindaci non abbiamo bisogno di lezioni da parte di nessuno, tanto meno da chi in questo momento parla solo per scopi elettorali, se qualcuno voleva essere vicino ai territori lo poteva fare precedentemente».
Alla sua voce si aggiunge quella di Claudio Borneo, sindaco di San Chirico Raparo: «Al presidente Mattia vorrei solo rivolgere una domanda, se vi era tutta questa volontà di parlare con il territorio perché il commissario non ha convocato una riunione con lo stesso, prima di decidere? E' vero che non abbiamo un presidente e che non esiste un consiglio direttivo ma vorrei ricordare che lo stesso per legge dovrebbe includere anche 5 membri della comunità del parco, quindi del territorio. Ribadiamo che la contestazione è sul metodo che non sembra cambiare, date le nuove dichiarazioni sull'assegnazione di altre strutture in altri comuni, senza alcuna decisione partecipata».
Al dibattito si aggiunge anche la voce del Consigliere regionale Francesco Mollica della Federazione di Centro: «Non giova il clima che si sta instaurando sulla decisione del Commissario del Parco Nazionale Val d'Agri - Appennino Lucano, in merito alla individuazione delle sedi istituzionali e del Cta (Coordinamento Territoriale per l'Ambiente).
Bisogna considerare che il Parco, nato dopo innumerevoli ritardi e controversie, di tutto ha bisogno, tranne che della polemica istituzionale.
L'elemento su cui Amministratori, Associazioni e Comunità appartenenti al Parco devono concentrarsi e per cui devono spendere le proprie energie è il funzionamento dello stesso, affinché si possano avere, dall'azione del Parco, benefici e sviluppo”.
In una logica diversa, spiega Mollica: «Gli sforzi, incalza il Consigliere, devono concentrarsi nel proporre azioni a tutela di un'area ad alta valenza naturalistica, sfatando il comune ed errato sentire che un parco è un vincolo e non una opportunità. Sono convinto che attraverso il senso di responsabilità che i Sindaci dell'area Val d'Agri e del Commissario del Parco, Ing. Domenico Totaro, hanno come sentimento di appartenenza al territorio, sapranno ricercare modalità ed soluzioni che possano ristabilire un clima di fattiva cooperazione a tutto beneficio delle Comunità coinvolte”.

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