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Why Not, presentata al Gup istanza per
l'incompatibilità del difensore della Merante

Basilicata

L’istanza è stata presentata il 16 dicembre scorso ma la notizia è stata resa nota solo oggi dall'avvocato Giovanni Lacaria, indagato nell'inchiesta

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L'avvocato Giovanni Lacaria, indagato nell’inchiesta Why Not, ha presentato al gup, Abigail Mellace, una istanza con la quale chiede di valutare l'incompatibilità del difensore della principale teste d’accusa ed indagata, Caterina Merante, e della società Why Not che è parte civile.
Nella richiesta al gup si fa riferimento al fatto che l’avv. Diddi (in foto), oltre a difendere Caterina Merante e la società Why Not, è stato anche difensore, dinanzi alla Corte di cassazione, di uno dei principali testi d’accusa, Giuseppe Tursi Prato.
Nel procedimento penale nel quale Diddi difendeva Tursi Prato, quest’ultimo è stato condannato con sentenza passata in giudicato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. «A nostro avviso – è scritto nell’istanza presentata da Lacaria – un’ipotesi di incompatibilità del difensore ai sensi e per gli effetti dell’articolo 106 Cpp e che il giudice, investito della questione, può rimuovere».
Lacaria rendendo noto la presentazione dell’istanza ha detto che «ci siamo posti il problema dell’incompatibilità perchè Diddi difende contestualmente la Merante come teste d’accusa e come indagata, la società Why Not che è parte civile ed in passato è stato il difensore, nel corso del processo dinanzi alla Corte di cassazione, dell’altro principale teste d’accusa che è Giuseppe Tursi Prato. E proprio all’inizio dell’udienza preliminare il pg ha fatto più volte riferimento alle dichiarazioni rese da Tursi Prato in qualità di persona informata dei fatti».
L'UDIENZA
Due indagati nell’inchiesta Why Not, Pietro Andricciola e Pier Luigi Leone, sono stati sentiti nel corso dell’udienza preliminare, in corso dinanzi al Gup Abigail Mellace, e durante l’interrogatorio hanno affermato di non aver mai commesso irregolarità.
Andricciola, che è un ex dirigente della Regione Calabria, è indagato per presunte irregolarità nell’ambito del progetto regionale per la prevenzione di un virus che danneggiava gli agrumi. L’ex dirigente regionale, rispondendo alle domande di accusa e difesa, ha affermato di avere svolto le procedure amministrative senza alcun tipo di irregolarità.
Al termine dell’interrogatorio ha chiesto il processo con rito abbreviato e la sua posizione è stata aggiunta agli altri 38 indagati che, nel corso delle scorse udienze, avevano fatto analoga richiesta.
Nel corso dell’udienza di stamani è stato sentito anche Pier Luigi Leone, il 'resource manager' della misura 6.3 dei fondi Por della Calabria per la realizzazione della 'Società dell’Informazione'.
Durante l’interrogatorio Leone ha affermato di non aver mai parlato con i vertici della società Why Not delle fasi operative dei progetti. Leone ha affermato anche di aver conosciuto Antonio Saladino, principale indagato dell’inchiesta, nel 2003 e di non aver mai avuto rapporti con il Consorzio Brutium.
Al termine degli interrogatori l’udienza preliminare è proseguita con le arringhe difensive di sette indagati. I difensori di Domenico Basile, Antonio Pizzini, Alfonso Esposito, Ernesto Caselli, Cristina Sanesi, Clara Magurno, Renato Pastore, hanno chiesto il proscioglimento dei loro assistiti. Il difensore di Basile, l’avvocato Domenico Colaci, ha chiesto anche che vengano dichiarati nulli gli atti fatti dalla Procura Generale di Catanzaro, compresa la richiesta di rinvio a giudizio, per la mancata esposizione nel fascicolo del pm per l'udienza preliminare di atti d’indagine ritenuti fondamentali dall’indagato per la sua difesa. L’udienza preliminare proseguirà il 14 gennaio con le altre arringhe difensive.

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