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Ambulante picchiato in casa

Basilicata

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2 minuti 32 secondi

di ROSSELLA MONTEMURRO
«NON ti azzardare a chiamare i carabinieri o a denunciare il fatto altrimenti finisce peggio». E' stato lasciato sanguinante in casa, dopo essere stato picchiato con uno sfollagente retrattile in acciaio, lunedì intorno alle 15, 30 nella sua abitazione in recinto Roma, V.C., trentaseienne materano. Il ragazzo, che ha avuto la forza di trascinarsi all'esterno della casa, è stato notato disteso a terra da un vicino, un cittadino kossovaro che ha telefonato al 112.
Cinque minuti di follia, probabilmente una “lezione” scaturita per conti in sospeso tra le persone coinvolte (sia l'aggredito che uno degli aggressori sono venditori ambulanti) che sono costati al trentaseienne ferite guaribili in 30 giorni.
Dopo circa mezz'ora da quello che sembrerebbe un raid punitivo, in manette sono finiti due dei tre aggressori, i ventiduenni incensurati D.D. e E.V. con le accuse di rapina aggravata in concorso (la terza persona è ricercata), violazione di domicilio e lesioni personali aggravate.
Ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa, il capitano Paolo Sambataro, comandante della Compagnia di Matera, ha illustrato i dettagli della vicenda.
Alle 15,30 di lunedì, tre persone (una con il volto parzialmente coperto), hanno bussato all'abitazione del trentaseienne.
Una di loro brandiva lo sfollagente (simile al tonfa, il manganello utilizzato dalle forze dell’ordine) e, sbattendolo per terra, diceva: «Bè, adesso che cosa dobbiamo fare?». V.C. ha aperto ed è stato immediatamente colpito da due dei tre uomini.
Il terzo ha iniziato ad aggirarsi nella casa in cerca di soldi. Passando dalla cucina ha visto due cellulari, che ha preso con sé. Quindi, i tre sono andati via minacciando il trentaseienne. Quest'ultimo ha riportato ferite lacero contuse, piccolo trauma cranico, contusioni al naso, ad una coscia e ad un ginocchio ma è già stato dimesso dall'ospedale. L'aggressione poteva avere conseguenze ben più gravi, visto che lo sfollagente utilizzato è uno strumento non di difesa ma di offesa: presenta nella parte inferiore un tondello che, se impatta con il corpo, causa lacerazioni; la struttura in acciaio invece, procura lesioni.
I carabinieri sono intervenuti su segnalazione del cittadino kossovaro che ha ritrovato il ragazzo ferito sul pianerottolo. Con l'operazione Theofania, promossa dal Comando provinciale carabinieri di Matera, le pattuglie già in servizio (sono intervenuti l'equipaggio del Nucleo radiomobile, l'aliquota operativa della Compagnia ed una pattuglia della Stazione) hanno immediatamente raggiunto il luogo in cui si è consumata l'aggressione.
C.V. ha detto ai militari che dei tre ne conosceva uno, D. D. (già noto ai carabinieri perché nei giorni scorsi si era reso protagonista di un alterco con atri materani per la postazione degli ambulanti per la vendita dei giocattoli). I carabinieri hanno quindi verificato presso l'abitazione se D.D. fosse in casa. Verso le 16, D.D. e E.V. sono stati rintracciati dai carabinieri alla guida di un Fiat Ducato. Accompagnati in caserma, D.D. è stato ascoltato dai carabinieri mentre per E. V. gli inquirenti hanno proceduto ad una identificazione all'americana.
Il complice è tuttora ricercato. I carabinieri hanno sequestrato la felpa, macchiata di sangue, utilizzata da uno dei due.
Le indagini sono coordinate dal pm di Matera Antonia Salamida.

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