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Inchiesta "Maestro" davanti al Gip 26 persone
per gli interessi sul porto di Gioia Tauro

Basilicata

Gli indagati forniscono la loro versione, solo alcuni scelgono di non rispondere ai giudici. Ricostruira la rete economica dei Molè

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Ieri, alla presenza del Gip Santoro, sono stati sentiti gran parte delle 26 persone arrestate nell’ambito dell’operazione “Maestro”, cha ha coinvolto Presunti esponenti dei clan Molè e Pesce, imprenditori del mondo dell’import-export e due funzionari dell’Ufficio Dogana del Porto di Gioia Tauro.
L’unico che si è avvaldo della facoltà di non rispondere è stato Angelo Politanò. Tutti gli altri, come Agostino e Francesco Cosoleto, Gesuele Zito, Rosario Marando, e Mario Vallone hanno invece deciso di fornire la loro versione dei fatti agli inquirenti.
Gli altri personaggi detenuti in diverse parti d’Italia sono stati sentiti per delega dai Gip dei tribunali competenti. Come anche l’ex direttore della dogana Adolfo Fracchetti e il funzionario Antonio Morabito, entrambi ai domiciliari, sentiti dal Giudice per le indagini preliminari di Palmi.
Le accuse formulate a vario titolo agli indagati sono di associazione a delinquere semplice, e di stampo mafioso.
La vicenda, lo ricordiamo, riguarda un presunto giro di affari che ruotava attorno alla “Cargoservice srl”, società gestta da Cosimo Vigiglio, che riusciva a far passare merci provenienti dalla Cina.
Interi container per i quali venivano dichiarati valori inferiori al reale, e spesso pieni di merce contraffatta. Virgiglio era considerato uomo vicino ai Molè, al punto da muoversi, assieme agli uomini di spicco del clan in attività di riciclaggio e al reinvestimento dei proventi illeciti.
Un’inchiesta condotta dal Ros dei carabinieri, dagli uomini del comando provinciale di Reggio e dalla Dogana, coordinati dai Pm Roberto Pennisi, Michele Prestipino e Roberto Di Palma.

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