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Regionali, Domenico Talarico polemico sulla legge elettorale

Basilicata

Il consigliere regionale del gruppo misto, Mimmo Talarico, critica la legge elettorale regionale in corso di approvazione affermando «l'esistenza di incongruenze e limiti»

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«Il Consiglio regionale si appresta, dopo vani tentativi, ad approvare la legge che modifica l’attuale legge elettorale. Il testo in discussione si espone a due obiezioni in particolare: la figura del consigliere supplente e la mancata previsione normativa nella composizione delle liste elettorali di un’adeguata rappresentanza di genere». Lo afferma il consigliere regionale del Gruppo Misto Mimmo Talarico. «Molte incongruenze e limiti della proposta di legge di modifica sono riconducibili allo Statuto regionale recentemente approvato dove è stata prevista la possibilità per il Presidente di nominare ben quattro assessori esterni, nonchè l’introduzione della figura del consigliere supplente. Nessuna modifica, invece, è stata apportata alla composizione numerica del Consiglio regionale. La Calabria - afferma Talarico - vanta un numero di consiglieri sproporzionato rispetto agli abitanti». Secondo Talarico, inoltre, «la figura del consigliere supplente rende incerta la rappresentanza, aumenta a dismisura i costi e limita la libertà di iniziativa degli stessi consiglieri supplenti, fortemente condizionati dal destino degli assessori di riferimento. Siamo in presenza di una straordinaria e fantasiosa iniziativa costituzionale. La recente sentenza della Corte Costituzionale legittima la riforma statutaria della Regione Campania che introduce il sistema della doppia preferenza, di cui una necessariamente espressa a favore del genere femminile, pena la nullità della seconda preferenza. La sentenza della Corte interroga inevitabilmente il Consiglio regionale della Calabria sull'opportunità di favorire la rappresentanza di genere nelle liste e nell’assemblea regionale. Sarebbe auspicabile – conclude Talarico – recepire lo spirito del legislatore campano, almeno vincolando i presentatori delle liste alla rappresentanza di uno dei due sessi in misura non superiore ai due terzi dei candidati».

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