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Rapina a mano armata in una tabaccheria di Potenza

Basilicata

Un uomo è entrato nel piccolo esercizio di parco Montereale con un passamontagna sul volto e una pistola in mano. L'appello di Assotabaccai alle istituzioni

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POTENZA - Ormai, «non si contano quasi più», e il timore si fa quotidiano. E loro, titolari di negozi o tabaccherie, chiedono aiuto alle istituzioni. Ieri, ancora una rapina a mano armata in una tabaccheria di Potenza. E’ accaduto nel piccolo esercizio di parco Montereale, a due passi dalla palestra Coni. Un uomo, nel primo pomeriggio, con il viso coperto da un passamontagna, è entrato nella tabaccheria in cui stava lavorando la titolare. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo era armato di una pistola e si è diretto alla cassa: ha prelevato contati ma, forse, anche alcuni valori presenti nel registratore. Non contento, si è fatto consegnare anche i soldi che la signora aveva nella propria borsa. Sul posto sono accorse le volanti della Polizia (mentre i Vigili urbani hanno gestito la circolazione del traffico in zona) che sta indagando. Gli agenti hanno raccolto la testimonianza della donna, naturalmente spaventata. Solo più tardi, con la denuncia, è stato possibile ipotizzare la cifra di valori sottratti dal rapinatore che, nella tabaccheria, sembra sia arrivato e fuggito a piedi. «Siamo davvero preoccupati - spiegherà più tardi Francesco Marino, presidente di Assotabaccai della Provincia di Potenza - Non è certo la prima volta che capita». Solo nella città di Potenza, l’elenco delle rapine, nel giro dell’ultimo anno sfiora la decina. Pochi mesi fa era capitato a due tabaccherie di rione Parco Aurora, ancora in via Tirreno, al titolare di un distributore di benzina intento a versare l’incasso. Sembra sia toccato persino a un amministratore di condominio. Come non è sfuggito a un simile atto un deposito - continua il racconto dei responsabili dell’associazione di categoria - di una nota fabbrica di dolciumi. «A questo lungo elenco - prosegue Marino - si devono aggiungere anche quelle rapine che, magari per la solerzia dei titolari o per un semplice caso, sono state sventate». Ecco allora che la paura cresce. E l’appello si fa accorato. Marino si rivolge - raccogliendo il timore di tutti i colleghi - alle «istituzioni perchè casi simili non riguardano solo la nostra categoria. Basti pensare al pericolo che corrono tutti i cittadini che, spesso, da clienti, entrano nei nostri esercizi e corrono il rischio di trovarsi in situazioni simili. Il pericolo è estremo». Loro, «ci stiamo dando da fare. Anche a costo di sacrifici, molti di noi, soprattutto in città, ma il discorso vale anche per il territorio della Provincia, ci siamo attrezzati con impianti di videosorveglianza e allarmi. Ma non basta. Che cosa ne è di tutte quelle telecamere installate in città? Se le istituzioni hanno deciso di fare un investimento - aggiunge - di spendere soldi pubblici, della comunità, bene, ma perchè non usufruirne? Impianti simili non servono solo a fatto compiuto, ma è indubbio che sarebbero anche un ottimo deterrente, necessario alla prevenzione». Ecco, allora, l’invito. «Il nostro impegno, in piccolo, sulla sicurezza è assoluto. Speriamo di poter stimolare le istituzioni a fare la loro parte».

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